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AC/DC
Italia On Tour
Stockholm – 21 Febbraio
2009
Guarda
lo speciale dello show
di
Gabriele
gabriele@acdc-italia.com
L'idea
di partire per Stoccolma devo dire che è
nata quasi all'improvviso. Per la parte
europea del Black Ice tour avevamo pianificato
di assistere agli show coincidenti con i
sabati, a parte qualche eccezione per le
irrinunciabili date estive negli stadi più
importanti, Monaco e Parigi in primis. Sapendo
che altri due nostri amici italiani avrebbero
assistito alla prima data ad Oslo e alle
seguenti in Svezia e Francia, fino a fine
Febbraio, Marco lanciò di getto l'idea
di partecipare anche noi allo show solo
qualche settimana fa. Fatti due conti, il
giorno dopo prenotammo volo ed albergo per
Stoccolma. Rimaneva solo il problema dei
biglietti. La nostra prima idea era quella
di partire senza, sperando di recuperarli
fuori dal Globen, luogo dove si sarebbe
tenuto il concerto. Ad ogni modo, dopo parecchi
tentativi sull'equivalente svedese di Ebay
“Tradera” ne trovammo due ad una cifra tutto
sommato ragionevole (lo show andò
sold out in poche ore), facendoceli così
spedire direttamente in hotel.
Dopo
un viaggio abbastanza tranquillo e senza
intoppi, durato circa 4 ore tra volo e autobus,
raggiungiamo Matteo e Stefano in città.
Sistemiamo la nostra roba nelle stanze e
ci consultiamo sul da farsi. Le proposte
sono contrastanti: c'è chi vorrebbe
recarsi al Globen (il sottoscritto) per
magari assistere a un probabile, ma fino
a un certo punto, sound-check; oppure andare
verso il Grand Hotel, situato circa a 1
km da noi, nel quale alloggiava la band.
La seconda ipotesi era la più sicura,
in quanto confermata anche da altri fan
conosciuti sul luogo. Pertanto, ci incamminammo
verso la location, mentre la temperatura
cominciava a scendere, insieme al sole.

Arriviamo
al lussuosissimo albergo, che da proprio
sul porto. Un attimo di briefing sulla prossima
mossa: aspettare fuori la band o tentare
di entrare, consapevoli di spendere qualcosa
ma stare al caldo seduti su comode poltrone?
Abbiamo deciso: Marco rimuove il suo cappellino
marchiato AC/DC prima di recarci all'interno.
Tutto quello che vogliamo è non farci
riconoscere come fans arrivati appositamente
per incontrare la band, ma comportarci in
modo discreto ed educato, mettendo in gioco
anche la possibilità di tornare a
casa senza nulla in mano. Eccoci nella hall.
Fermiamo un addetto dell'hotel per chiedere
un tavolo, preferibilmente vicino all'ingresso,
in modo tale da poter avvistare qualcuno
della band in modo più tempestivo.
Ci dicono di attendere 30 minuti, che passiamo
in zona reception fantasticando sul possibile
incontro. Le nostre teste continuano a girarsi
a destra e a sinistra, nella speranza di
inquadrare anche solo uno dei nostri 5 “obiettivi”.
Passata l'attesa, veniamo accomodati in
una zona più interna rispetto all'ingresso,
esattamente vicino al bar. La vista non
è cosi male, decidiamo così
di ordinare qualcosa di economicamente abbordabile.
Ce la caviamo con 50 corone svedesi (circa
5 euro) a testa per un semplice The/Caffè!
Ad un certo punto Matteo, sempre rivolto
verso l'entrata della sala, ha un sussulto:
“Ragazzi, Ragazzi, c'è Brian con
Cliff, è entrato ora!” Ci giriamo
di botto. Sono proprio loro! Mi viene cosi
assegnato il glorioso compito di andare
a “fermarli”. Non per altro, Brian potrebbe
più facilmente ricordarsi del sottoscritto,
a seguito del meeting nel 2006 e di qualche
messaggio. Ci speriamo tanto.

Mi
avvicino, saluto Brian: “Hey Brian, I'm
Gabriele..”. Neanche il tempo di finire
che subito replica “Yeah, from Italy!”.
Il passo più importante è
fatto, gli altri nel frattempo mi hanno
già raggiunto all'ingresso della
sala e si sono aggiunti ai saluti. Brian
è davvero contento di vederci, ci
invita immediatamente (in Italiano!!) a
bere un bicchiere di vino con Cliff al loro
tavolo. Rispondiamo che abbiamo già
un nostro posto a sedere molto più
comodo e ampio, su morbidi divanetti. Il
cantante promette che entrambi ci raggiungeranno
in 5 minuti. Ritorniamo ai nostri posti,
emozionati ma allo stesso tempo felici dell'accoglienza
e gentilezza di Brian. Dopo poco tempo Matteo
interrompe la conversazione (di nuovo) e
quasi sottovoce, guardando alle mie spalle,
realizza: “Stanno arrivando da noi!”. Con
I loro bicchieri di vino in mano si accomodano
al nostro tavolo e in un batter d'occhio
ecco arrivare subito del vino, calici e
camieri pronti a servire.
In circa 2 ore e 30 di incontro non ho mai
visto il mio bicchiere vuoto, cosa da non
crederci. Si è parlato inzialmente
di cibo italiano se non ricordo male. Brian
ha più volte espresso il suo parere
riguardo alla nostra cucina all'estero:
nulla a che vedere con quella realmente
offerta in Italia. Racconta che in un ristorante
italiano a St. Louis chiamato “Cin Cin”,
nel quale si recò a mangiare durante
la tournèè americana, gli
furono serviti dei ravioli pesantissimi.
Ovviamente non si fece scrupoli a farsi
cambiare il piatto, così come in
altre occasioni di “cucina italiana all'estero”.
Poi si passò al soggiorno in Toscana
nel 2007, per festeggiare i suoi 60 anni
in una villa affittata nel Chianti. Fu colpito
dalla quantità di cibo cucinato dai
suoi parenti, tra l'altro ottimo a suo dire,
e soprattutto dalla celebre “fiorentina”.
Altra curiosità, uno dei vini preferiti
di Brian pare essere il Brunello di Montalcino.
Altro
punto importante del nostro incontro era
quello di domandare ai diretti interessati
se era in programma una sorta di data estiva,
precisamente a Verona, tra Maggio e Giugno.
Purtroppo non ne erano assolutamente al
corrente, anche se Brian mostrò il
suo particolare apprezzamento per la città
veneta. Una delle sue preferite in Italia.
La conversazione prosegue parlando quindi
dei concerti nel nostro paese. Li avvisiamo
sulla calorosità del nostro pubblico,
nulla a che vedere con gli spettatori americani.
Brian e Cliff rimango sorpresi quando riferiamo
loro che il concerto sarà del tipo
G.A “General Admission”, ossia con biglietto
unico e non con posti numerati divisi per
settori, come invece avviene per tutti gli
altri concerti europei. “Sarà un
bel macello” affermano.
Il nostro incontro è stato davvero
pieno di aneddoti, devo ammettere che è
un pò difficile ricordarsi tutto.
Il più curioso fu senz'altro un episodio
accaduto a Mosca, durante il celebre concerto
del 1991. Praticamente Brian ci raccontò
che prima di salire sul palco ebbe un impellente
bisogno di far pipì, probabilmente
a causa dell'emozione nel trovarsi ad un
evento del genere. Trovò un rottame
di ferro - così appariva – per soddisfare
il suo bisogno fisiologico. In men che non
si dica fu circondato da soldati che gli
puntarono contro i loro fucili, pronunciando
frasi a lui incomprensibili: Quel “rottame
di ferro” erano i resti del satellite Sputnik,
il primo satellite artificiale in orbita
della storia! Per sua fortuna aveva con
sè una stecca di sigarette, che bastò
a calmare gli animi. Brian ci tenne a far
sapere che aneddoti come questo saranno
raccolti in un libro scritto da lui, che
sarà pubblicato ad Ottobre 2009.
Ci saranno inoltre ben 4 capitoli dedicati
a Cliff Williams, spesso suo compagno di
curiose avventure. Oltretutto Brian ha più
volte simpaticamente preso in giro il bassista
riguardo al suo pessimo rapporto con i motori...devo
dire che siamo rimasti davvero colpiti dalla
loro intesa, sembravano quasi fratelli.
Forse anche per merito del vino: eravamo
infatti già alla seconda delle tre
bottiglie ordinate; 2000 corone (circa 200
euro) l'una, per nostra fortuna offerte
dai due membri della band!
Mentre
gli altri si intrattengono con Brian, io
e Marco cerchiamo di spostare la conversazione
con Cliff Williams. Gli spieghiamo di AC/DC
Italia e del grande seguito di fans in Italia,
per poi fare i nostri complimenti per Black
Ice e al suo modo di suonare, cosi preciso
e ricco di groove. Il bassista si ritiene
molto soddisfatto del nuovo album, dice
di preferire Brendan O' Brian a George Young
come produttore, esaltando la professionalità
del primo e aggiungendo che la sua traccia
preferita di questo nuovo lavoro discografico
è “Moneymade”. Si parla anche del
suo infortunio ai tendini della mano sinistra,
una delle principali cause di questa lunga
assenza dalla scene. Ora non ricordo con
esattezza se spiegò di essere rimasto
fermo per 3 anni; disse di essere ripartito
quasi da zero dopo l'operazione e la fisioterapia.
La sua impostazione nel suonare è
stata quasi rivoluzionata a seguito dell'intervento.
A
questo punto chiedo a Cliff di scrivere
poche righe per i fans italiani. Giudicate
voi stessi dalla frase e dalla calligrafia.
Mi restituisce il foglio senza nemmeno firmare,
è chiaro che l'alcol ha preso il
sopravvento. L'allegria regna comunque sovrana
tra tutti noi. Lo ringraziamo comunque,
mentre nel frattempo si avvicinano altri
fans per far firmare autografi.

“E' passato troppo tempo/ci vediamo/dove
cazzo capita”
Mentre
le nostre vesciche implorano pietà,
con tutto quel vino, la chiaccherata prosegue.
Riesco quindi a sedermi a fianco di Brian.
Gli dico che guardando e seguendo la band
come appassionato si noti quanto si divertano
sul palco insieme e di come riescano a dimostrare
la loro umiltà in tutto e per tutto,
senza atteggiarsi da rockstar. Risponde
che gli fa piacere sentire certe parole:
dice che gli AC/DC sono semplici da suonare,
ma appunto per questo ogni componente deve
metterci la sua dose di passione, groove
e divertimento per rendere la musica della
band speciale e cosi coinvolgente...

Da
sin: Gabriele, Cliff Williams, Marco, Brian
Johnson
Oramai
sono le 20 passate. Brian e Cliff si alzano,
spiegando che è giunta l'ora di andare
a riposarsi. Il giorno dopo avranno un show
e dovranno essere al massimo delle energie.
Si, perchè Brian si augura di riuscire
a mantenere la sua forma costante per tutto
il tour e non deludere nessuno. Fino ad
ora ha svolto un ottimo lavoro, senza alcun
dubbio.
Dopo
le foto di rito, gli abbracci e l'appuntamento
con il giorno successivo ci salutiamo. Brian
e Cliff tornano nella hall dove incontrano
pochi altri fan, alcuni dei quali nostri
amici svedesi, che ci racconteranno di aver
notato una leggera “allegria” nel loro comportamento.
Decidiamo di rimanere altri 10 minuti per
ripercorrere le ultime due ore, anche se
con le menti un pò offuscate dal
vino.
Sapete,
pochi secondi dopo l'inizio del nostro incontro
ci sembrava di parlare con degli amici di
sempre. Il loro entusiasmo, la loro energia
e spensieratezza da ventenni sembravano
davvero inesauribili. Speriamo di aver reso
l'idea con questo racconto. La nostra conclusione
è che Brian e Cliff sono davvero
delle grandi persone, che capiscono cosa
vuol dire impegnarsi al massimo per i fans.
Sappiamo tutti quanto hanno faticato per
arrivare dove sono ora e se ce l'hanno fatta,
è anche grazie a milioni di appassionati
che li hanno supportati per più di
30 anni, che la band non vuole e non vorrà
mai deludere per nessun motivo al mondo.
Gabriele
gabriele@acdc-italia.com
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