AC/DC + Rolling Stones - Recensione Hockenheim by Raffa e Lorenzo - Index

www.acdc-italia.com - inserito da Gabriele

 

Inviata da: Raffa e Lorenzo 

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Noi i conti non li sappiamo fare e soprattutto quando si tratta degli AC/DC proprio non li vogliamo fare (sebbene non navighiamo nell'oro), quindi non staremo qui a raccontarvi dei soldi spesi o delle ore di viaggio, per loro i sacrifici non sono mai troppi. Sono passati vent'anni dalla prima volta che abbiamo visto dal vivo i Seedies e innumerevoli altre volte li abbiamo visti in ogni angolo del mondo, quindi non ce li potevamo perdere ad Hockenheim con i.....non ricordiamo più con chi suonavano, ma fa lo stesso. Risultato, sono sempre gli stessi vecchi spaccaculi di sempre. La due giorni di Hockenheim comincia il sabato sera (ore 22 circa) quando arriviamo al camping di accoglienza dell'autodromo. Li, la sensazione di assoluta fedeltà del popolo tedesco, assaporata 2 anni fa a Monaco viene amplificata e trova il degno collocamento in un party improvvisato dagli stessi fans che pare ci tenessero (noi compresi ovviamente) a mettere le cose in chiaro e cioè: qua sto weekend lo gestiamo noi e i fans di altre band accorsi possono accomodarsi e non rompere i coglioni! Il party è stato selvaggio e il tutto è stato annaffiato da fiumi di birra e torrenti di watt made in AC/DC.

 

Alle 18.20 del pomeriggio dopo, all'improvviso, dopo ore di attesa sotto un sole pazzesco, appaiono come la madonna di Lourdes a Bernadette, alle migliaia di fans e non (pochissimi e sfigati). Arrivano sul palco senza tante stronzate e fronzoli, in modo assolutamente rock'n'roll (com'è nella loro natura), imbracciano gli strumenti, Phil dà il tempo ed è Hell Ain't No Place To Be (mica satisfaction o cagate affini). Angus ha sul volto la solita espressione che pare dica: ridete, ridete che ora vi faccio un culo cosi! Brian mastica carbone e sputa fuoco come non mai in questi ultimi anni, Phil tira delle legnate devastanti, Cliff pare posseduto e Malcolm...oh Malcolm, Malcolm il cervello, il regista, colui che ha il ghigno di Lucifero, il tignoso spara riffs micidiali e tira la band come una locomotiva. Scusate ma occorreva che ve le dicessimo tutte ste cose? Pensavamo le sapeste già. E' da quando esistono e che calcano le scene che sono così. Bè comunque di li in poi snocciolano i classici, da Back in Black a Dirty Deeds, da The Jack all'immancabile spogliarello di Bad Boy Boogie, da You Shook alla tremenda Let There Be Rock. Si la scaletta è la stessa di Oberhausen e Lipsia con gli innesti (come sapete gia) di If You Want Blood e Rock'n'Roll Damnation (hai detto cazzi) la solita furiosa energia dei cinque canguri rabbiosi e poi la campana e i cannoni finali come al solito, ma il punto non è questo. No, il punto è che i tre quarti dell'audience era li per loro. Sono apparsi e l'autodromo si è incendiato di gioia, è partita The Jack e non ce ne era uno che non cantava, con Thunderstruck battevano un oceano di mani, per TNT hanno perso l'ugola in sessantamila e con Let There Be Rock gli stessi sessantamila parevano ipnotizzati dal pifferaio magico Angus.

 

Ragazzi l'amore che provano i fans tedeschi (e dentro ci mettiamo anche noi anche se tedeschi non siamo)per questa band è ai limiti dell'islamismo più estremo, noi Italiani faremmo bene ad imparare da loro. Noi tutto questo amore per la band che ha suonato dopo, da parte dei loro fans non l'abbiamo ne sentito, ne visto e ne notato. Tant'è che quando i nanetti Young sono stati invitati sul palco per la consueta jam di Rock Me Baby, una sonnecchiante folla si è all'improvviso destata esplodendo in un entusiasmante delirio collettivo, mani al cielo proprio a voler suggellare una giornata che ha definitivamente chiarito chi è che sta seduto sul trono del rock'n'roll (se dubbi ce ne siano mai stati). Tornando a casa, come al solito in trance e ripassandoci mentalmente tutto lo show ci siamo detti: cazzo, dov'è che suonano ora?

Raffa e Lorenzo

 

 

 

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