Noi
i conti non li sappiamo fare e soprattutto
quando si tratta degli AC/DC proprio non li
vogliamo fare (sebbene non navighiamo nell'oro),
quindi non staremo qui a raccontarvi dei soldi
spesi o delle ore di viaggio, per loro i
sacrifici non sono mai troppi. Sono passati
vent'anni dalla prima volta che abbiamo visto
dal vivo i Seedies e innumerevoli altre volte
li abbiamo visti in ogni angolo del mondo,
quindi non ce li potevamo perdere ad Hockenheim
con i.....non ricordiamo più con chi suonavano,
ma fa lo stesso. Risultato, sono sempre gli
stessi vecchi spaccaculi di sempre. La due
giorni di Hockenheim comincia il sabato sera
(ore 22 circa) quando arriviamo al
camping di accoglienza dell'autodromo. Li, la
sensazione di assoluta fedeltà del popolo
tedesco, assaporata 2 anni fa a Monaco viene
amplificata e trova il degno collocamento in un
party improvvisato dagli stessi fans che pare ci
tenessero (noi compresi ovviamente) a mettere le
cose in chiaro e cioè: qua sto weekend lo
gestiamo noi e i fans di altre band accorsi
possono accomodarsi e non rompere i coglioni! Il
party è stato selvaggio e il tutto è stato
annaffiato da fiumi di birra e torrenti di watt
made in AC/DC.
Alle
18.20 del pomeriggio dopo, all'improvviso, dopo
ore di attesa sotto un sole pazzesco, appaiono
come la madonna di Lourdes a Bernadette, alle
migliaia di fans e non (pochissimi e sfigati).
Arrivano sul palco senza tante stronzate e
fronzoli, in modo assolutamente rock'n'roll
(com'è nella loro natura), imbracciano gli
strumenti, Phil dà il tempo ed è Hell Ain't No
Place To Be (mica satisfaction o cagate affini).
Angus ha sul volto la solita espressione che
pare dica: ridete, ridete che ora vi faccio un
culo cosi! Brian mastica carbone e sputa fuoco
come non mai in questi ultimi anni, Phil tira
delle legnate devastanti, Cliff pare posseduto e
Malcolm...oh Malcolm, Malcolm il cervello, il
regista, colui che ha il ghigno di
Lucifero, il tignoso spara riffs micidiali
e tira la band come una locomotiva. Scusate ma
occorreva che ve le dicessimo tutte ste cose?
Pensavamo le sapeste già. E' da quando esistono
e che calcano le scene che sono così. Bè
comunque di li in poi snocciolano i classici, da
Back in Black a Dirty Deeds, da The Jack
all'immancabile spogliarello di Bad Boy Boogie, da
You Shook alla tremenda Let There Be
Rock. Si la scaletta è la stessa di Oberhausen
e Lipsia con gli innesti (come sapete gia) di If
You Want Blood e Rock'n'Roll Damnation (hai
detto cazzi) la solita furiosa energia dei
cinque canguri rabbiosi e poi la
campana e i cannoni finali come al solito, ma il
punto non è questo. No, il punto è che i tre
quarti dell'audience era li per loro. Sono
apparsi e l'autodromo si è incendiato di gioia,
è partita The Jack e non ce ne era uno che
non cantava, con Thunderstruck battevano un
oceano di mani, per TNT hanno perso l'ugola in sessantamila
e con Let There Be Rock gli stessi
sessantamila parevano ipnotizzati dal pifferaio
magico Angus.
Ragazzi l'amore
che provano i fans tedeschi (e dentro ci
mettiamo anche noi anche se tedeschi non
siamo)per questa band è ai limiti
dell'islamismo più estremo, noi Italiani faremmo
bene ad imparare da loro. Noi tutto questo
amore per la band che ha suonato dopo, da
parte dei loro fans non l'abbiamo ne sentito, ne
visto e ne notato. Tant'è che quando i nanetti
Young sono stati invitati sul palco per la
consueta jam di Rock Me Baby, una sonnecchiante
folla si è all'improvviso destata esplodendo in
un entusiasmante delirio collettivo, mani al
cielo proprio a voler suggellare una giornata
che ha definitivamente chiarito chi è che sta
seduto sul trono del rock'n'roll (se dubbi ce ne
siano mai stati). Tornando a casa, come al
solito in trance e ripassandoci mentalmente
tutto lo show ci siamo detti: cazzo, dov'è che
suonano ora?
Raffa
e Lorenzo