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ALL'INDICE NETTUNO 84
Di
Maurizio "Angus" Bidoli - Roma
Quando
venni a sapere che i miei beniamini sarebbero
approdati vicino Roma per il loro live show, ebbi
un sussulto, un sogno durato tanti anni. Il pensiero
di riuscire a vedere Angus e co. dal vivo mi aveva
scosso notevolmente e la sera che entrai nello
stadio da baseball di Nettuno fui colto da irrefrenabile
emozione che quasi piansi per la gioia. Il palco
si ergeva come un imponente grattacielo e la musica
di sottofondo attraversava i territori hard blues
'70 creando un incredibile magìa .
Prima di loro salirono i Motley Crue in un esplosione
di rock'n'roll che passò quasi inosservata
, tanto era l'attesa per la band di Angus ma regaleranno
un ottimo show di riscaldamento.Appena il tempo
di organizzarsi per raggiungere i posti più
vicini al palco, ecco le luci spengersi e la chitarra
di Angus che dal buio intonava le note graffianti
di "Guns for hire", poi l'entrata imponente
dei membri della band e subito si scatena l'inferno.
Angus viaggia spedito da una parte all'altra dello
stage come un folletto impazzito e con i suoi
lunghissimi capelli che si inarcano ad ogni movimento,
Brian urla come un disperato, la sua voce è
sommersa dal sound potentissimo delle chitarre
ma si difende bene e gioca con Angus in maniera
ineccepibile, c'è un gran feeling tra loro
ed il resto della band pesta veramente duro.
Il nuovo entrato non ha certo il ritmo del miglior
Phil Rudd ma riesce ugualmente a disegnare un
drumming ossessivo e deciso. I brani attraversano
tutta la storia degli Ac/Dc e vengono suonati
con ineccepibile tecnica, lo spettacolo offerto
da Angus non si discute, si butta in terra come
colto da un raptus folle, rifila una serie di
assolo veramente pregevoli e ci offre il solito
divertente spettacolo dello spogliarello con mutande
bianco-rosso-verde in tema con la nazione visitata.
Un mio amico impazzito sale improvvisamente sul
palco e riesce ad abbracciare un sorpreso Angus
per poi tuffarsi nel pubblico prima di venire
acciuffato dalla security.
Le campane che introducono "Hell's bells"
suonate da un forsennato Brian ci ricordano lo
spirito di Bon Scott che ancora piange nei nostri
cuori, quindi il blues malefico di "The jack"
e la lunga jam chitarristica del velocissimo "Let
there be rock" con la sorprendente passeggiata
in mezzo al pubblico di un indiavolato Angus sulle
spalle dell'incredibile Brian durante le staffilate
finali di "Whole lotta Rosie". Un energia
infinita ed inesauribile, la band picchia alla
grande ed è in ottima forma, i suoni sono
incredibili e le casse tremano di fronte a tanta
potenza.
Abbiamo la maniera di ascoltare anche la voce
di Angus mentre urla le note stridule di "Tnt"
verso il finale dello show e mentre i cannoni
sparano i colpi conclusivi nel tempio del "For
those about to rock" durante il bis, ci viene
quasi da piangere al pensiero che lo spettacolo
sìa giunto alla fine. Questa volta è
finita per davvero e ci si ritrova abbracciati
all'uscita dallo stadio con ancora intonate le
note di "Highway to hell" urlate a squarciagola
tra le vie della città pontina.
Un emozione di una notte che non ho più
dimenticato e che neppure l'età avanzata
riesce a farmelo togliere dalla testa. Lunga vita
al rock'n'roll e lunga vita ad Angus Young.
Maurizio "Angus"
Bidoli - Roma
www.angusfingernails.com