Let there be rock - Recensione VHS 

www.acdc-italia.com - inserito da Gabriele

 

 

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Copertina


VERSIONE VHS 

 

Rilasciata in formato VHS nel 1981. Diretto da Eric Dionysius e Eric Mistler. Etichetta Warner. Prodotto da High Speed Productions

 

Contenuti:

Registrazione live del concerto tenuto al 'Pavillon' di Parigi, Francia (la band tenne un altro concerto alle ore 16 lo stesso giorno), il 9 Dicembre 1979 durante il tour di 'HIGHWAY TO HELL'.

 

Live wire

Shot down in flames

Hell aint a bad place to be

Sin city

Walk all over you

Bad boy boogie

The Jack

Highway to hell

Girls got rhythm

High voltage

Whole lotta rosie

Rocker

Let there be rock

 

Dettagli:

- Durata: 95 minuti circa

- Interviste frazionate tra le canzoni


 

 

Recensione di Berry

Conosco discografia e filmografia ufficiale degli AC/DC, ma anche a distanza di anni certi oggetti sfuggono dal mio controllo. Sono oggetti animati da poteri sconosciuti, forze irrazionali che non  permettono di sviscerarli esaurientemente. AC/DC: Let there be rock è senza dubbio uno di questi. Si tratta di un lungometraggio inizialmente destinato alle sale cinematografiche, dove vi rimane per un breve periodo(da qui il titolo originale The motion pictures Let there be rock”) , rivelandosi da subito come un documento destinato agli adepti degli AC/DC, o tutt’al più a qualche buongustaio dell’hard rock. Sembra che la critica non lo apprezzi, ma si sta poco ad archiviare la questione, perché nel complesso questo concert movie è un valido prodotto, buono sia per l’intrattenimento che come documentario. L’elegante regia è affidata al francese Eric Dionysius e ad Eric Mistler e la qualità complessiva del film, quella di un B-MOVIE a basso costo. Ma c’è una certa eleganza, ripeto, che da sola supplisce alle carenze tecniche del film.

 

E poi c’è la band australiana, protagonista assoluta di trovate sceniche che se lasciano attoniti noi, figuriamoci che effetto suscitavano fra il finire degli anni 70 e l’inizio degli ’80! Ma andiamo con ordine, spiegando il dipanarsi del film e soprattutto delle sue immagini. Ci troviamo a Parigi, capitale di Francia ma anche degli AC/DC, ai quali i parigini sono rimasti fedeli fino ai giorni nostri, accorrendo sempre numerosi ai loro pirotecnici show. Siamo a Parigi ma potremo essere da qualsiasi altra parte, perché le prime inquadrature del film sono interamente dedicate al lavoro dei roadie, che allestiscono il palco, provano il suono e le luci, scherzano e si dedicano persino ad una più o meno estemporanea partitella di calcio. L’occhio del regista non fatica a catturare la mia attenzione; il tipo di pellicola dai colori scuri, le riprese scarne ma fascinose ed il “senso della storia” che mi lega agli AC/DC, rendono il fenomeno dell’hard rock misterioso e legato ai viaggi che le numerose crew delle rock band affrontano quotidianamente (mi vengono in mente i Motorhead, con l’immenso camper di Lemmy e soci, on the road da una vita). Dal lavoro ci si sposta al freudiano legame cibo/sesso, con la troupe che mangia allegramente ed una breve inquadratura che pesca all’interno di una roulotte un roadie che seguendo una ragazza, compie un gesto eloquente come a dimostrare –in tipico linguaggio “operaio”-, di bramare il suo sedere. In epoca moderna, in Europa, le differenze sociali non sono forse marcate come nei secoli precedenti al nostro, ma un certo genere di umorismo, per ora si conserva aldilà di ogni possibile quadro sociopolitico.  

Ma i nostri beniamini dove sono? Li troviamo in un camerino, dove Angus è intento ad accordare la chitarra mentre beve qualcosa. E Malcom? Il fratellino maggiore è alle prese con un duro rubinetto del bagno e non perde occasione per mostrarci un possente adduttore ed un fisico nerboruto. Tenta pure di farci ridere con un umorismo stagionato, ma riesce a malapena a farmi sorridere dell’incomprensione che intercorre fra me e lui. But where is Bon? Bon è a completa disposizione dei fotografi, a suo agio nel prender pose deliziosamente compiaciute. Che personaggio Bon! Sembra così naturale! E fotogenico! Il nostro regista è davvero in gamba e fa scorrere delle briose foto che illustrano le metamorfosi dello scolaro Angus. Interessante anche il mixage fra immagini ed interviste. Siamo prossimi all’inizio del concerto ed uno alla volta fuoriescono dal camper i membri della band, con per ultimo Bon, che dapprima finge di invitare altra gente ad uscire dal camper (in realtà vuoto) e poi, in prossimità del palco, si nasconde dietro ad una pianta.

Assieme all’incisione di un assolo di Angus, appare il titolo del film (la grafica è palesemente vecchia) a cui segue il fotogramma di un fuoco, con in sovrimpressione i nomi degli AC/DC e dei due direttori del film (immaginate di essere al cinema).

 

 

Siamo al Pavillon di Parigi ed il vero concerto dal vivo inizia con “Live Wire”: Angus, sopra una piattaforma e fra l’effetto di luci e fumogeni, si cala sul palco saltando giù dagli imponenti amplificatori Marshall, atterrando con successo dopo un salto di (suppongo) circa 2 metri. Degli AC/DC così non ho avuto l’occasione di vederli e so che le differenze da “Back in black” in poi saranno evidenti (non parlo solo delle differenze a livello compositivo, ma anche della differente carica che la band si porterà sul palco) . Evito di fare paragoni, ma mi limito a registrare che la performance di Parigi è sconvolgente. “Shot down in flames” ha in sé la velocità del punk e l’incisività del rock, come veloci ed incisive saranno tutte le altre canzoni. Alla fine di “Hell ain’t a bad place o be”, Phil Rudd rompe un tamburo e quindi c’è un’interruzione, in cui Bon riempie con straordinaria calma il lasso di tempo fra l’incidente e l’inizio della peccaminosa “Sin City”. Dopo “Sin City” ripartono le interviste –compiute a Reims il 7 dicembre 1979 ed in altre zone della Francia nel 1980-, che mettono in risalto l’ingenuità e la giovinezza della band (Bon è più vecchio e si nota). La prima domanda è: <<Are you ready for the third world war?>> e mi sembra che le risposte siano tutte misurate (Bon dice di essere un pacifista e fa il segno della pace). Phil Rudd e Clifford Williams sono i più laconici. Le interviste vengono qui girate in una camera d’albergo e gli intervistati rispondono distesi su un letto.  

Dopo il primo colloquio, parte “Walk All Over You”, mixata con un video in cui una macchina ed un aereo da guerra si sfidano all’insegna della velocità, mentre Bon Scott si diverte a ballare sul ghiaccio. La scelta di mixare la canzone dal vivo con il video è una delle più infelici del film, perché l’effetto suscitato è ridicolo, condannabile anche con uno sguardo retrospettivo. Successivamente c’è un’intervista a Bon.  

 

Dopo che Angus ha eccitato il pubblico, parte “Bad Boy Boogie”, con il bonus di uno spogliarello. Colpisce la diversa ricettività alla musica del pubblico: esso si muove scoordinato ma risulta paradossalmente meno “omologato” rispetto al pubblico odierno, spesso immerso nel pogo a distruggersi, con i cornetti alzati e poco più. In “The Jack” Angus è quanto mai il padrone, ed un Bon effeminato ma non per questo sgradevolmente glam, incita il pubblico. Nella successiva intervista, Malcolm si inventa una gag disastrosa mostrandoci come intende il calcio: tira puntate al pallone e si tuffa inutilmente per parare i tiri del suo alter ego Malcolm. Ripiega infine sulla birra e travolge con un goffo abbraccio l’unica tifosa presente a bordo campo. Nel frattempo gli intervistati vengono invitati ad esprimere dei giudizi su Malcolm, che viene valutato positivamente. La voce fuori campo, chiede poi ai ragazzi di spiegare il loro ruolo all’interno del gruppo, ed in particolare prende nota di coloro che compongono le canzoni (Angus e Malcolm) e se questi preferiscono suonare o comporre (entrambi i fratelli preferiscono suonare che comporre: <<La cosa più grande è suonare con la gente>>, dice Angus).  

 

Si ritorna al live, con belle inquadrature e frequenti primi piani. Parte “Highway to Hell”e poi

“Girls Got Rhytm”, a cui segue “High Voltage”. Ma ecco un’incursione nell’intimo di Angus Young, atta a scoprire la sua attitudine per il disegno: ci viene mostrato mentre disegna un diavolo (le immagini sono accelerate). Lo scolaretto accenna ai tempi della scuola ed intanto il disegno a matita è finito. In seguito c’è un’intervista a Bon, dove racconta quando e come ha conosciuto gli AC/DC; nel momento in cui l’intervistatore gli chiede se si ritiene una star, risponde che “le stelle sono in cielo” e copre il discorso con un sorriso che ricorda un po’il suo passato da hippy. Bon firma autografi con estrema gentilezza e non perde l’occasione di scherzare quando dei ragazzi gli chiedono dove si trovi Angus in quel determinato momento: <<He’s dead>> risponde, ma dopo una risata generale subito si smentisce dicendo che Angus è a dormire.Viaggio nelle cantine dello champagne francese: è qui che i Nostri vengono invitati. Bevono tutti eccetto l’astemio scolaretto, ed è Cliff a dimostrare la propria manualità maneggiando le bottiglie.

 

Il film cala d’intensità (volutamente?), ma recupera smalto quando parte “Whole Lotta Rosie”. Angus rompe le corde, ed è spettacolare osservare la scena di un tecnico che lo aiuta ad indossare la tracolla della chitarra mentre l’alieno sta già suonando.Da qui in poi, è ancora Angus show: in “Rocker”, prima di inoltrarsi nella selva del pubblico,  aspira l’ossigeno attraverso una maschera (non si sa se questa scelta sia stata inserita per spettacolarizzare il concerto o per un suo reale bisogno). Quando viene portato in mezzo alla folla, scaccia le mani invadenti che toccano la sua Gibson impedendogli di suonare e dopo che in mezzo alla gente ha fatto il Messia, torna a fare il Dio: da sopra i Marshall padroneggia compiendo gli assolo. Ritorna sul palco solo quando parte “Let There Be Rock”, ultima canzone del film. Bon Scott saluta la gente e subito appare la scritta “To Bon”, doverosa e significativa dedica che i membri della band hanno fatto ad uno dei più grandi frontman di tutti i tempi.  

Ronald Belford Scott: 1946-1980

Berry

 

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