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ALLO SPECIALE REMASTER
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VERSIONE
MONDIALE
Rilasciata
in Europa il 27 Luglio del 1979, il 30
Luglio 1979 in USA. Registrato a Londra,
UK. Prodotto da Robert John "Mutt"
Lange.
Altro
degno di nota:
Ultimo
album con alla voce Bon Scott, che
morirà il 19 Febbraio del 1980. Il
titolo del disco non ha niente di
satanico, si tratta solo del modo di
chiamare l'estenuante tour appena svolto
dalla band, definito appunto 'Autostrada
per l'inferno'.
1.
Highway to Hell
2.
Girls got rhythm
3.
Walk all over you
4.
Touch too much
5.
Beating around the bush
6.
Shot down in Flames
7.
Get it hot
8.
If you want blood
9.
Love Hungry Man
10.
Night Prowler
Tutte
le canzoni firmate (Young/Young/Scott)
Lineup
registrazione:
Angus
Young -
Chitarra
Malcolm
Young -
Chitarra
Bon
Scott -
Voce
Cliff
Williams - Basso
Phil
Rudd - Batteria
VERSIONE
AUSTRALIANA
Si
differenzia dalla versione pubblicata nel resto del mondo solo
dalla copertina.
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| CANZONI
PUBBLICATE COME SINGOLI |
-
Highway to hell
-
Girls got rhythm
-
Touch too much
|
Recensione
di Gibson SG gibsonsg@acdc-italia.com
1979.
Dopo aver ottenuto consensi negli Stati Uniti con
“Let There Be Rock” (1977), inciso un’album
non innovativo ma certamente con spirito da
vendere, “Powerage”
(1978), e un live che da solo è la quintessenza
del rock’n roll, “If you want blood” (1978),
gli AC/DC sono ad un bivio. Forse
è scontato parlare di questo lieve punto morto,
raggiunto dagli AC/DC all’inizio nel 1979, già
si è discusso, ma penso che per la recensione
faccia bene puntualizzare proprio questo punto,
che è il punto focale, uno dei punti chiave per
capire il perché “Highway to Hell”, sia
considerato l’album della grande svolta, ancora
più clamorosa dell’enorme evoluzione del sound,
accaduta tra “Dirty Deeds Done Dirt Cheap”
(1976) e “Let there be Rock”.
I
nostri decidono in poche parole di cambiare aria,
un nuovo produttore ed
un nuovo studio,avrebbero fornito nuovi
stimoli, idonei per un’ulteriore ma questa volta
decisiva, evoluzione del Sound. Perché
di fatto agli AC/DC manca ancora il grande salto,
quello che li proietti dritti nello star system,
che oramai hanno ad un passo.
Per
fare questo non viene chiamato un produttore
qualsiasi, ma un vero e proprio genio, (come viene
considerato), Robert John “Mutt” Lange, con la
quale la band si chiude in studio a Londra.
Le
sessioni londinesi, fruttano “Highway to hell”
nel Luglio 1979,
e Lange è riuscito pienamente nel suo
intento, l’album è un capolavoro, con brani tra
i più belli e immortali mai scritti dal gruppo,
(vedi la stessa “Highway to Hell”), ma questa
volta c’è qualcosa in più, ovvero una leggera
patina FM, un leggero ammorbidimento dei suoni,
che però non snaturano di una virgola il sound
della band, anzi il disco ha cattiveria da
vendere, ma nello stesso tempo ha una proponibilità
a livello di radio, che in precedenza ai nostri
mancava.
Finalmente
un prodotto, di grandissima qualità e nello
stesso tempo “commerciale”, (brutta parola, ma
che rende al meglio l’idea) , accompagnato da
una copertina tra le migliori della storia del
rock, una foto ormai leggendaria, presa dalla
sessione fotografica del precedente album in
studio “Powerage”.
La
title track dell’album non ha certo bisogno di
presentazioni, brano tra i più leggendari e
conosciuti della storia del rock, e forse uno
degli inni di quest’ultimo, “Highway
to hell”, lo
strepitoso riff di apertura di Angus Young, è uno
degli episodi irripetibili che questa grandiosa
band ci ha regalato. “Girls
got a rhythm”, è
un brano che da solo rende l’idea della vera
identità degli AC/DC, un boogie sfrenato, un
groove incredibile, pochi gruppi di“Rock duro”
possono vantare brani con una simile personalità.
“Walk all over you” è
il primo evidente “episodio Lange”
dell’album, un brano energico e sontuoso, ma con
una raffinatezza e una “cupezza” mai sentita
sugli album precedenti, il primissimo episodio di
maturazione stilistica che ci offre quest’album,
per la prima volta la band si dimostra energica ma
“misurata” al contempo.
Ed
eccoci arrivati ad un punto focale dell’album,
un brano dove l’apporto di Lange a mio avviso è
fondamentale. In “Touch
too Much” è
presente per la prima volta la melodia, pur non
essendo un brano lento, una grande raffinatezza,
unita a fantasia e grande stile, che con quel
tocco di pomposità e “tragicità”, rende il
brano (che a mio avviso è stupendo) un episodio
forse irripetibile, almeno fino a “For those
about to Rock”, (che uscì poi nell’81) disco
culmine dell’era Lange. A
questo punto “Beating
around the bush”,
ci riporta con i piedi per terra, un riff
velocissimo e micidiale, che ci ricorda chi sono
gli AC/DC, ma anche qui con una piccola
innovazione, brano “alla AC/DC” però mai
esageratamente ruvido, sempre misurato e preciso,
sensazione che nel disco è totale.
Il
lato B, (almeno del Long Playing e della cassetta)
si apre con tre brani, con una personalità
veramente notevole, che ci mostra come gli AC/DC,
suonino un genere molto molto personale e
difficilmente replicabile da altri. “Shot
down in flames” e “If
you want blood” ci
ricordano che il Rock’n Roll è una vera e
propria festa, il primo brano di grande carisma,
che dal vivo, ancora oggi infiamma la scaletta, e
arroventate
sono
le versioni live di questo brano, durante la
successiva tourneè (1979/80), con il grandissimo
e mai dimenticato Bon Scott.
Geniale
e potentisso il secondo, su un micidiale riff di
Malcolm Young, chiara dimostrazione di come la
combinazione di tre semplici accordi maggiori,
possono creare una vera e propria leggenda,
e rimanere impressi nella
mente di milioni di fan, affezionati ad una
band,che ha fatto della semplicità la propria
arma, ovviamente poi eseguita a suon di
martellate, come disse lo stesso Angus Young.
“Get it hot”
è l’episodio più in sordina dell’album,
comunque brano che non tradisce le aspettative e
che rimane su di un’altissimo livello, degno di
un disco così importante come “Highway to Hell”.
Gli ultimi due brani,
ovvero, “Love
hungry man”, e “Night
Prowler”, sono due
episodi molto particolari, più unici che rari,
nella sterminata discografia AC/DC.
Qui
si sentono chiaramente i miglioramenti apportati
da Lange alla voce di Bon Scott, in questo disco
molto più calda e rotonda, lontana da quel tono
così tagliente dell’era T.N.T., e soprattutto
su “Night Prowler”,
si dimostra rauca e caldissima, nota di come Bon
Scott stesse crescendo molto anche come
interprete.
Quest’
ultimo brano in particolare, colpisce per le idee
di arrangiamento così atipiche, accordi di
chitarra appoggiati e solenni, una linea di basso
accattivante, “trucchi” d’arrangiamento che
sicuramente sorpresero moltissimi fans, abituati
ad una formula di Hard Boogie selvaggio e senza
compromessi, vedi la carica grezza ed esplosiva di
“Let There Be Rock”, a parecchi decibel,di
solo due anni prima.
In
questi ultimi due solchi dell’album, il quadro
generato da “Highway to Hell” si fa
improvvisamente nitido, una band ormai molto più
matura, un songwriting leggermente più ricercato,
dona agli AC/DC una grandissima credibilità, con
un disco fenomenale, divenuto ormai leggenda.
La prova migliore di Bon
Scott, ma sfortunatamente l’ultima,
proprio pochi mesi prima di “Back in
Black”, il più grande rock album di sempre, che
non avrebbe mai potuto avere un predecessore tanto
degno come “Highway to Hell”.
Così
come Brian Johnson, successore di Scott come
frontman, non avrebbe mai potuto avere un
predecessore tanto grande come Bon Scott, con alle
spalle un’album di tale portata,che ha mostrato
al mondo intero che cos’ è il Rock, ovvero
“Highway to Hell”.