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Cari
visitatori, devo ammetterlo: non è
facile scrivere la recensione di un album
che hai aspettato per 8 anni, a distanza
di pochi giorni dall'acquisto. L'entusiasmo
personale è alle stelle; Però
questo entusiasmo potrebbe anche portarmi
a scrivere una recensione basata su un'opinione
puramente dominata dall'euforia più
totale, causata dalla novità e dalla
sorpresa. Mi concentrerò comunque
per dare un parere più oggettivo
possibile, anche se tra le righe sarà
inevitabile notare il parere personale di
un fan come tutti voi. Dopo il primo ascolto
in assoluto posso però tranquillamente
affermare che ciascuna delle 15 tracce che
compongono “Black Ice” possiede qualcosa
di speciale, come spiegherò meglio
più avanti.
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df
Perchè 8 anni di
attesa per "Black Ice"?
Probabilmente è questa la domanda
che verrà o è stata posta
per prima alla band, nella maggior parte
delle interviste. Giustamente oserei dire.
Una leggera frustrazione stava prendendo
piede nell'animo di tutti i fans. Nessuna
informazione, interviste e dichiarazioni
a volte un pò contradditorie fino
allo scorso Febbraio, sino a quando Cliff
Williams annunciò l'entrata in studio
della band, pianificata per il 1° Marzo.
La notizia fu presa ancora una volta con
la dovuta cautela, per evitare l'ennesima
delusione. Ma a seguito di svariate interviste
radiofoniche a Brian, che confermava quanto
rinbalzava da giorni sul web, si è
potuto tirare finalmente un sospiro di sollievo.
La location per le registrazioni (durate
7 settimane) è stata per la seconda
volta i Wharehouse Studios di Vancouver,
Canada, nei quali fu realizzato anche il
precedente lavoro "Stiff Upper Lip".
Ma come mai tutto questo tempo? Per pubblicare
un album davvero speciale, stando alle prime
risposte. Ultimamente però sono emersi
altri dettagli. Sempre Brian ha raccontato
che negli anni scorsi, successivi al 2003,
aveva raggiunto la Angus e Malcolm nel loro
studio londinese per abbozzare le prime
canzoni, per un periodo di circa 6 settimane.
Così via per altre occasioni, nelle
quali è stato affinato il songwriting
di volta in volta. Al contrario di quanto
emerso nel 2005, Johnson non ha partecipato
alla stesura dei testi ma solo alla loro
"messa a punto", nell'ultima fase
dei lavori. Tutto questo tempo anche per
aspettare la completa guarigione del bassista
Cliff Williams, operato ai tendini del braccio
sinistro, circa 10 mesi fa. Ricordiamo anche
che altri mesi sono stati spesi per la realizzazioni
dei DVD "Family Jewels" e "Plug
Me In" e la loro promozione. |

d
Le
canzoni
Mi
sono categoricamente rifiutato di ascoltare
qualsiasi anteprima (a parte ovviamente
i due singoli ufficiali Rock n Roll Train
e War Machine), pubblicazioni più
o meno lecite apparse in internet. Ho
voluto aspettare di avere il cd tra le
mani, inserirlo nel lettore cd del mio
impianto, abbassare le luci e premere
il tasto Play per godermelo in tutta la
sua qualità sonora. Per una volta
alla faccia dei tanto comodi files mp3.
Partiamo
allora.
Anche se l'avrò sentita almeno
100 volte dalla sua pubblicazione e avrei
potuto tranquillamente saltarla preso
dalla curiosità, fa comunque un
certo effetto risentire per l'ennesima
occasione Rock'n'Roll
Train, prima traccia dell'album.
Mi viene in mente il suo primo ascolto,
quella mattina del 28 Agosto, e l'emozione
di sentire nuove note suonate dalla band
che hai sempre amato. Il riascolto in
di quei semplici accordi come intro, dei
presenti e massicci cori alla “Highway
to hell”, dell'inconfondibile groove di
batteria, del tocco di basso perfettamente
equalizzato e di una voce sorprendentemente
ben gestita, modulata con la giusta potenza
ed efficacia per tutto il brano passa
veloce, mentre nel frattempo mi domando
incuriositio cosa sentirò al termine
dei 4 minuti e 21 secondi.
Ecco
che arriva.. L'attenzione per ciò
che sto per sentire è ai massimi
livelli. Parte una batteria in 4/4, che
scandisce l'inizio di Skies
on fire. Arrivano dei limpidi
accordi aperti, seguiti da un più
cupo cambio di tonalità, introducendo
la segmentata strofa, che termina riprendendo
il riff iniziale. Tutto normale insomma,
in puro stile AC/DC, a parte una cosa. Se
avevamo da subito notato un' impostazione
vocale più modulata e gestita in
Rock'n'Roll Train, in questa seconda canzone
sentiamo raggiungere da Brian tonalità
molto alte che molti, compreso me, non si
sarebbero senz'altro aspettati (o forse
si, dopo le entusiasmanti performance del
Classic Rock Cares tour dello scorso anno...).
Ancora affascinati dall'ascolto, arrivano
le 6 martellate che aprono
Big Jack. Ecco il rullante,
che da il via a un riff up-tempo che, per
farla breve, potrebbe benissimo entrare
nelle hits della band. Con tutta spontaneità
il piede comincia a battere, proseguendo
per tutta la durata dell' allegra canzone.
Fanno da padroni il pulsare del basso e
l'azzeccato brioso ritornello, accompagnato
dall'altrettanto efficace melodia suonata
da Angus, sul canale destro.
Arriva
Anything
Goes. Forse la più
attesa e insolita canzone del disco, per
come è stata descritta dalle recensioni
in anteprima, etichettata come “quasi pop”.
Una strofa che rimanda leggermente all'attacco
di “Born in the USA” di Springsteen, compone
una canzone che ha un qualcosa di spensierato,
che scorre leggero, con tanto di campanelli
in sottofondo in alcuni frammenti. Indubbiamente
qualcosa di “nuovo” per la band, che però
stavolta ha la grande capacità di
farsi riconoscere anche in qualcosa di “diverso”,
attraverso il suo inconfondibile stile.
Ora
è il turno della “già nota”
War Machine.
L'atmosfera si fa da subito più cupa
e scura, rispetto alla solare precedente
canzone. Della stessa pasta l'incisivo ritornello
cantato, ma nient'altro di particolarmente
speciale in questo brano che, seppur relativamente
breve e con qualche vaga somiglianza a “Givin
the dog a bone” (da Back in Black), scorre
tranquillo per tutta la sua durata.
Smash N Grab: Il riff principale,
con una sorta di slide in sottofondo, si
incastra con la melodia dei cori nel ritornello,
facendomi venire in mente “Locked and Loaded”,
canzone dei Jackyl (album: Cut the Crap)
che vide la partecipazione di Brian Johnson
nel 1997. Vorrei far notare ancora una volta
il lavoro di Cliff Williams, che sa piazzare
sempre nel punto giusto quelle note che
sanno dare ogni volta una efficace sfumatura
al brano, pur mantendo il tiro e il groove
del pezzo, in perfetta simbiosi con le chitarre
dei fratelli Young. Gli accordi di Angus
e un fraseggio alla “Stiff Upper Lip” introducono
un'altra gemma del disco: Spoiling
for a fight. Non avrei niente
da aggiungere alla descrizione già
fatta per l'eccellente Big Jack, se non
che le due canzoni potrebbero avere un grande
impatto live. Il ritmo e i ritornelli da
cantare fino allo sfinimento ci sono, speriamo
solo di sentirle dal vivo prossimamente.
Dimenticavo: sentite le maracas (usate anche
in “Jailbreak”) sotto i ritornelli? :)
Dopo
il riff iniziale delle due chitarre è
curioso sentire l'attacco che scandisce
il saltellante inizio di Wheels:
Angus e Phil accompagnano Brian per la prima
battuta, mentre Cliff e Malcolm entrano
successivamente, riempendo e compattando
l'intera strofa che termina in un altro
ritornello ai limiti delle corde vocali.
I toni si fanno invece più tranquilli
con Decibel,
9a traccia dell'album. Per farvi capire
un riff sulla falsariga della poco brillante
“Come and get it” (da Stiff Upper Lip),
che viene immediatamente rimossa dalla memoria
appena si udiscono le splendide progressioni
di accordi, abbinate al termine della seconda
strofa agli emozionanti vibrati di Angus.
L'arpeggio
di chitarra introduce probabilmente la seconda
canzone più attesa dell'album. Nel
main riff di Stormy
May Day possiamo sentire
infatti la “nuova” introduzione in casa
AC/DC: una curiosa ma efficace slide guitar.
Classico intro scandito dal charleston,
e poi l'attacco. La cassa in quarti di Phil
Rudd, affiancata anche in questo brano dal
pulsante basso, dona una notevole “pacca”
al brano, che termina in poco meno di 3
minuti, peccato.
La
ritmata She
likes rock'n'roll riporta
quindi il disco su toni più allegri.
Spontaneo il paragone a “Big Balls” (da
Dirty deeds done dirt cheap) per i cori
al termine del solo e nel refrain. A mio
parere un'altra chicca del disco. Forse
un po' banali e “gia sentiti” (una battuta!)
gli accordi di introduzione alla cadenzata
Moneymade,
ma molto efficace il cambio in accompagnamento
alle prime strofe, azzeccato anche in questo
caso. Un altro ritornello che rimane senz'altro
in mente anche dopo l'ascolto. Molto belle
le battute finali, con i cori in primo piano,
per poi finire in fade out.
La
successiva
Rock n Roll Dream merita
invece qualche parola in più. Ci
troviamo di fronte a un brano particolare
che, ricordando i Led Zeppelin, vede un
Brian Johnson impegnato a far emergere per
l'ennesima volta le proprie capacità
melodiche su un'atmosfera all'inizio molto
tranquilla, per poi improvvisamente andare
su toni più marcati, introdotti da
un inaspettato fill di batteria. Nel corso
della sua durata il pezzo alterna questi
due momenti, acquistando sicuramente un'identità
ben definita nel repertorio della band.
Sensazionale l'entrata delle chitarre a
3:44, preceduta e seguita, al termine del
pezzo, da un curioso effetto di voce. Senz'altro
Il brano più “elaborato” del disco.
Se
proprio vogliamo cercare abbinamenti con
altri gruppi, la successiva Rockin
all the way può sembrare
inizialmente un riff in tipico ZZTop style,
ma fino al punto in cui Brian cambia timbrica
vocale, seguito da un cambio di tonalità
delle chitarre (0:21). Come vale per la
seppur differente “War Machine”, il ritornello
(in questo caso senz'altro più allegro)
è la carattestica principale del
brano. In una recente intervista Brian ha
dichiarato che avrebbe voluto inserirlo
al secondo posto della tracklist del disco;
ci stava direi. Per il main riff di Black
Ice, simile progressione
di “Playing with girls” (da Fly on the wall),
pur trattandosi, ancora magia della band,
di una canzone completamente diversa. Questa
conclusiva canzone, a nostro parere, non
avrebbe sfigurato in un album come “Flick
Of the Switch”.
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Considerazioni
finali sull'album
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Penso che buona parte
di voi saranno d'accordo con il sottoscritto
una volta finito di ascoltare l'album, per
tutta la durata dei suoi 55 minuti circa.
Quindi permettetemi di dirlo, scusate se
in modo cosi schietto, ma per me il protagonista
di questo nuovo “Black Ice” è senza
ombra di dubbio Brian Johnson, come avvenne,
ovviamente in un altro contesto, per Back
in Black. Non saprei come descriverlo, ma
è come se questi 8 anni, o meglio
gli ultimi 5, siano “serviti” per impostare,
capire come cantare e non semplicemente
“urlare”. E' questo ciò che viene
in mente riascoltando il penultimo lavoro
“Stiff Upper lip”. Non possiamo pretendere
la potenza vocale di 15-20 anni fa, ma rispetto
agli ultimi 2 lavori, un salto di qualità
è nettamente presente. Il bravo Brian
è stato quindi in grado di evolvere
e in qualche modo migliorare la sua abilità
vocale, in parallelo con il passare con
gli anni. Attenzione: con tutto questo discorso
non intendo assolutamente sminuire il resto
della band. Non intendo dare loro un ruolo
marginale. Anzi, è un estremo piacere
ascoltare un ottimo songwriting, ma come
è giusto che sia, il resto dei componenti
fa sempre il proprio lavoro. Questa volta
però con una maggiore qualità,
con qualche novità “strumentale”,
sempre in linea con il loro inossidabile
stile ritmico e solista di sempre, anche
su brani più “osati”, “Anything goes”
e “Rock'n'Roll Dream” su tutti. Analizzando
la qualità sonora, Black Ice risulta
essere ampio, limpido, molto chiaro. Scordatevi
l'atmosfera più compressa degli ultimi
due lavori. In questo album qualsiasi cosa
si sente alla perfezione. In risalto il
superlativo mixaggio per il basso, per i
piatti e la cassa della batteria, sui cori
in generale, le chitarre ottimamente bilanciate.
Anche in punti con qualche traccia in aggiunta,
il tutto non risulta mai confuso, bensì
“pieno” e presente. Si rimane insomma piacevolmente
soddisfatti del lavoro di Mike Fraser.
15
pezzi sono tanti per un singolo album; in
questi mesi ci saremmo sicuramente posti
domande del tipo “saranno tutte canzoni
all'altezza dell'attesa?” oppure “ci saranno
brani riempitivi?”. Dopo averli ascoltati,
la mia risposta è no. Per un semplice
motivo: a qualsiasi brano del disco non
si rimane indifferenti, come invece capitava
più spesso in “Stiff Upper Lip” con
le fiacche “Damned” e “Come e get it”, che
forse pochi di voi ricorderanno. Certo,
ci sono brani meno efficaci e altri più
coinvolgenti, ma ciascuno ha la sua particolarità,
un fraseggio, un cambio di accordi, una
speciale melodia vocale che lo rende unico.
Questa è la vera grandezza del disco,
il vero “tocco” che lo rende diverso dagli
altri. Insieme Marco dello staff, siamo
giunti alla conclusione che è probabilmente
da “For those about to rock” che non si
sentiva un album del genere. Complimenti
quindi al produttore Brendan O'Brien. Quest'ultimo
ha più volte dichiarato, in recenti
interviste, di non voler re-inventare la
band, ma di fare semplicemente un grande
lavoro - “Mi mancavano gli AC/DC, volevo
il ritorno della stessa band di sempre”.
Direi che ci è pienamente riuscito,
andando anche oltre, “osando” il giusto.
"I'm really proud of the new album,
one of the best yet. I hope you guys really
like it" (trad. Sono molto orgoglioso
del nuovo album, uno dei migliori. Spero
che a voi ragazzi piaccia) è
stato il messaggio che abbiamo ricevuto
qualche mese fa da Brian. Aveva pienamente
ragione e, almeno al sottoscritto, l'album
è piaciuto parecchio. Buon ascolto!
Gabriele.
gabriele@acdc-italia.com
TRACKLIST:
1.
Rock ’n' Roll Train
2. Skies On Fire
3. Big Jack
4. Anything Goes
5. War Machine
6. Smash N Grab
7. Spoilin’ For A Fight
8. Wheels
9. Decibel
10. Stormy May Day
11. She Likes Rock N Roll
12. Money Made
13. Rock N Roll Dream
14. Rocking All The Way
15. Black Ice
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