:: Il Produttore

:: RnR Train: le riprese

:: L'album

:: La nostra recensione

:: LE DATE DEL TOUR

:: AC/DC sul Colosseo!

:: Rock'n'Roll Dream

:: Forza Brian!


 

:: AC/DC + R. Stones

:: Carling Apollo 2003 

:: AC/DC in Italia 

:: Brian&Cliff 2007 Tour

:: Milano 2009

:: Plug Me In BoxSet

:: No Bull: Director's Cut

:: Family Jewels DVD

:: Live Donington DVD

:: TorontoRocks DVD

:: For those about.. DVD

:: HardRock Treasures

:: BIB DualDisc

:: 12 Of The Best 

:: Big Gun - Singolo 

:: Dave Evans 'Sinner'

:: Remasters Epic  

:: Private Parts

:: School of Rock

:: Brivido

:: Let there be rock (L)

:: Speciale Bon Scott 

:: Overhill Road

:: Ashley Court 

:: Prigione di Fremantle

:: Highway to hell (L)

:: A Day with Brian

:: Meeting Stoccolma 09 

:: Interv. Dave Evans

:: Airbourne 

:: La "Prima" di 'LIVE' 

:: Sydney 2007 

:: Galleria Lione '82 

:: ACDC Lane 

:: Calle de AC/DC

:: 2003 AC/DC 

:: Corinne Russel 

:: Copertine ed Articoli

:: Rock Lessons  

:: ConnecteD Tutorial

   

 

 

 

 

 

BLACK ICE - La nostra recensione

www.acdc-italia.com - inserito da Gabriele


d



Cari visitatori, devo ammetterlo: non è facile scrivere la recensione di un album che hai aspettato per 8 anni, a distanza di pochi giorni dall'acquisto. L'entusiasmo personale è alle stelle; Però questo entusiasmo potrebbe anche portarmi a scrivere una recensione basata su un'opinione puramente dominata dall'euforia più totale, causata dalla novità e dalla sorpresa. Mi concentrerò comunque per dare un parere più oggettivo possibile, anche se tra le righe sarà inevitabile notare il parere personale di un fan come tutti voi. Dopo il primo ascolto in assoluto posso però tranquillamente affermare che ciascuna delle 15 tracce che compongono “Black Ice” possiede qualcosa di speciale, come spiegherò meglio più avanti.

df

Perchè 8 anni di attesa per "Black Ice"?



Probabilmente è questa la domanda che verrà o è stata posta per prima alla band, nella maggior parte delle interviste. Giustamente oserei dire. Una leggera frustrazione stava prendendo piede nell'animo di tutti i fans. Nessuna informazione, interviste e dichiarazioni a volte un pò contradditorie fino allo scorso Febbraio, sino a quando Cliff Williams annunciò l'entrata in studio della band, pianificata per il 1° Marzo. La notizia fu presa ancora una volta con la dovuta cautela, per evitare l'ennesima delusione. Ma a seguito di svariate interviste radiofoniche a Brian, che confermava quanto rinbalzava da giorni sul web, si è potuto tirare finalmente un sospiro di sollievo. La location per le registrazioni (durate 7 settimane) è stata per la seconda volta i Wharehouse Studios di Vancouver, Canada, nei quali fu realizzato anche il precedente lavoro "Stiff Upper Lip". Ma come mai tutto questo tempo? Per pubblicare un album davvero speciale, stando alle prime risposte. Ultimamente però sono emersi altri dettagli. Sempre Brian ha raccontato che negli anni scorsi, successivi al 2003, aveva raggiunto la Angus e Malcolm nel loro studio londinese per abbozzare le prime canzoni, per un periodo di circa 6 settimane. Così via per altre occasioni, nelle quali è stato affinato il songwriting di volta in volta. Al contrario di quanto emerso nel 2005, Johnson non ha partecipato alla stesura dei testi ma solo alla loro "messa a punto", nell'ultima fase dei lavori. Tutto questo tempo anche per aspettare la completa guarigione del bassista Cliff Williams, operato ai tendini del braccio sinistro, circa 10 mesi fa. Ricordiamo anche che altri mesi sono stati spesi per la realizzazioni dei DVD "Family Jewels" e "Plug Me In" e la loro promozione.

 


d
Le canzoni



Mi sono categoricamente rifiutato di ascoltare qualsiasi anteprima (a parte ovviamente i due singoli ufficiali Rock n Roll Train e War Machine), pubblicazioni più o meno lecite apparse in internet. Ho voluto aspettare di avere il cd tra le mani, inserirlo nel lettore cd del mio impianto, abbassare le luci e premere il tasto Play per godermelo in tutta la sua qualità sonora. Per una volta alla faccia dei tanto comodi files mp3.

Partiamo allora.


Anche se l'avrò sentita almeno 100 volte dalla sua pubblicazione e avrei potuto tranquillamente saltarla preso dalla curiosità, fa comunque un certo effetto risentire per l'ennesima occasione Rock'n'Roll Train, prima traccia dell'album. Mi viene in mente il suo primo ascolto, quella mattina del 28 Agosto, e l'emozione di sentire nuove note suonate dalla band che hai sempre amato. Il riascolto in di quei semplici accordi come intro, dei presenti e massicci cori alla “Highway to hell”, dell'inconfondibile groove di batteria, del tocco di basso perfettamente equalizzato e di una voce sorprendentemente ben gestita, modulata con la giusta potenza ed efficacia per tutto il brano passa veloce, mentre nel frattempo mi domando incuriositio cosa sentirò al termine dei 4 minuti e 21 secondi.

Ecco che arriva.. L'attenzione per ciò che sto per sentire è ai massimi livelli. Parte una batteria in 4/4, che scandisce l'inizio di Skies on fire. Arrivano dei limpidi accordi aperti, seguiti da un più cupo cambio di tonalità, introducendo la segmentata strofa, che termina riprendendo il riff iniziale. Tutto normale insomma, in puro stile AC/DC, a parte una cosa. Se avevamo da subito notato un' impostazione vocale più modulata e gestita in Rock'n'Roll Train, in questa seconda canzone sentiamo raggiungere da Brian tonalità molto alte che molti, compreso me, non si sarebbero senz'altro aspettati (o forse si, dopo le entusiasmanti performance del Classic Rock Cares tour dello scorso anno...). Ancora affascinati dall'ascolto, arrivano le 6 martellate che aprono Big Jack. Ecco il rullante, che da il via a un riff up-tempo che, per farla breve, potrebbe benissimo entrare nelle hits della band. Con tutta spontaneità il piede comincia a battere, proseguendo per tutta la durata dell' allegra canzone. Fanno da padroni il pulsare del basso e l'azzeccato brioso ritornello, accompagnato dall'altrettanto efficace melodia suonata da Angus, sul canale destro.

Arriva Anything Goes. Forse la più attesa e insolita canzone del disco, per come è stata descritta dalle recensioni in anteprima, etichettata come “quasi pop”. Una strofa che rimanda leggermente all'attacco di “Born in the USA” di Springsteen, compone una canzone che ha un qualcosa di spensierato, che scorre leggero, con tanto di campanelli in sottofondo in alcuni frammenti. Indubbiamente qualcosa di “nuovo” per la band, che però stavolta ha la grande capacità di farsi riconoscere anche in qualcosa di “diverso”, attraverso il suo inconfondibile stile.

Ora è il turno della “già nota” War Machine. L'atmosfera si fa da subito più cupa e scura, rispetto alla solare precedente canzone. Della stessa pasta l'incisivo ritornello cantato, ma nient'altro di particolarmente speciale in questo brano che, seppur relativamente breve e con qualche vaga somiglianza a “Givin the dog a bone” (da Back in Black), scorre tranquillo per tutta la sua durata. Smash N Grab: Il riff principale, con una sorta di slide in sottofondo, si incastra con la melodia dei cori nel ritornello, facendomi venire in mente “Locked and Loaded”, canzone dei Jackyl (album: Cut the Crap) che vide la partecipazione di Brian Johnson nel 1997. Vorrei far notare ancora una volta il lavoro di Cliff Williams, che sa piazzare sempre nel punto giusto quelle note che sanno dare ogni volta una efficace sfumatura al brano, pur mantendo il tiro e il groove del pezzo, in perfetta simbiosi con le chitarre dei fratelli Young. Gli accordi di Angus e un fraseggio alla “Stiff Upper Lip” introducono un'altra gemma del disco: Spoiling for a fight. Non avrei niente da aggiungere alla descrizione già fatta per l'eccellente Big Jack, se non che le due canzoni potrebbero avere un grande impatto live. Il ritmo e i ritornelli da cantare fino allo sfinimento ci sono, speriamo solo di sentirle dal vivo prossimamente. Dimenticavo: sentite le maracas (usate anche in “Jailbreak”) sotto i ritornelli? :)

Dopo il riff iniziale delle due chitarre è curioso sentire l'attacco che scandisce il saltellante inizio di Wheels: Angus e Phil accompagnano Brian per la prima battuta, mentre Cliff e Malcolm entrano successivamente, riempendo e compattando l'intera strofa che termina in un altro ritornello ai limiti delle corde vocali. I toni si fanno invece più tranquilli con Decibel, 9a traccia dell'album. Per farvi capire un riff sulla falsariga della poco brillante “Come and get it” (da Stiff Upper Lip), che viene immediatamente rimossa dalla memoria appena si udiscono le splendide progressioni di accordi, abbinate al termine della seconda strofa agli emozionanti vibrati di Angus.

L'arpeggio di chitarra introduce probabilmente la seconda canzone più attesa dell'album. Nel main riff di Stormy May Day possiamo sentire infatti la “nuova” introduzione in casa AC/DC: una curiosa ma efficace slide guitar. Classico intro scandito dal charleston, e poi l'attacco. La cassa in quarti di Phil Rudd, affiancata anche in questo brano dal pulsante basso, dona una notevole “pacca” al brano, che termina in poco meno di 3 minuti, peccato.

La ritmata She likes rock'n'roll riporta quindi il disco su toni più allegri. Spontaneo il paragone a “Big Balls” (da Dirty deeds done dirt cheap) per i cori al termine del solo e nel refrain. A mio parere un'altra chicca del disco. Forse un po' banali e “gia sentiti” (una battuta!) gli accordi di introduzione alla cadenzata Moneymade, ma molto efficace il cambio in accompagnamento alle prime strofe, azzeccato anche in questo caso. Un altro ritornello che rimane senz'altro in mente anche dopo l'ascolto. Molto belle le battute finali, con i cori in primo piano, per poi finire in fade out.

La successiva Rock n Roll Dream merita invece qualche parola in più. Ci troviamo di fronte a un brano particolare che, ricordando i Led Zeppelin, vede un Brian Johnson impegnato a far emergere per l'ennesima volta le proprie capacità melodiche su un'atmosfera all'inizio molto tranquilla, per poi improvvisamente andare su toni più marcati, introdotti da un inaspettato fill di batteria. Nel corso della sua durata il pezzo alterna questi due momenti, acquistando sicuramente un'identità ben definita nel repertorio della band. Sensazionale l'entrata delle chitarre a 3:44, preceduta e seguita, al termine del pezzo, da un curioso effetto di voce. Senz'altro Il brano più “elaborato” del disco.

Se proprio vogliamo cercare abbinamenti con altri gruppi, la successiva Rockin all the way può sembrare inizialmente un riff in tipico ZZTop style, ma fino al punto in cui Brian cambia timbrica vocale, seguito da un cambio di tonalità delle chitarre (0:21). Come vale per la seppur differente “War Machine”, il ritornello (in questo caso senz'altro più allegro) è la carattestica principale del brano. In una recente intervista Brian ha dichiarato che avrebbe voluto inserirlo al secondo posto della tracklist del disco; ci stava direi. Per il main riff di Black Ice, simile progressione di “Playing with girls” (da Fly on the wall), pur trattandosi, ancora magia della band, di una canzone completamente diversa. Questa conclusiva canzone, a nostro parere, non avrebbe sfigurato in un album come “Flick Of the Switch”.



Considerazioni finali sull'album



Penso che buona parte di voi saranno d'accordo con il sottoscritto una volta finito di ascoltare l'album, per tutta la durata dei suoi 55 minuti circa. Quindi permettetemi di dirlo, scusate se in modo cosi schietto, ma per me il protagonista di questo nuovo “Black Ice” è senza ombra di dubbio Brian Johnson, come avvenne, ovviamente in un altro contesto, per Back in Black. Non saprei come descriverlo, ma è come se questi 8 anni, o meglio gli ultimi 5, siano “serviti” per impostare, capire come cantare e non semplicemente “urlare”. E' questo ciò che viene in mente riascoltando il penultimo lavoro “Stiff Upper lip”. Non possiamo pretendere la potenza vocale di 15-20 anni fa, ma rispetto agli ultimi 2 lavori, un salto di qualità è nettamente presente. Il bravo Brian è stato quindi in grado di evolvere e in qualche modo migliorare la sua abilità vocale, in parallelo con il passare con gli anni. Attenzione: con tutto questo discorso non intendo assolutamente sminuire il resto della band. Non intendo dare loro un ruolo marginale. Anzi, è un estremo piacere ascoltare un ottimo songwriting, ma come è giusto che sia, il resto dei componenti fa sempre il proprio lavoro. Questa volta però con una maggiore qualità, con qualche novità “strumentale”, sempre in linea con il loro inossidabile stile ritmico e solista di sempre, anche su brani più “osati”, “Anything goes” e “Rock'n'Roll Dream” su tutti. Analizzando la qualità sonora, Black Ice risulta essere ampio, limpido, molto chiaro. Scordatevi l'atmosfera più compressa degli ultimi due lavori. In questo album qualsiasi cosa si sente alla perfezione. In risalto il superlativo mixaggio per il basso, per i piatti e la cassa della batteria, sui cori in generale, le chitarre ottimamente bilanciate. Anche in punti con qualche traccia in aggiunta, il tutto non risulta mai confuso, bensì “pieno” e presente. Si rimane insomma piacevolmente soddisfatti del lavoro di Mike Fraser.

15 pezzi sono tanti per un singolo album; in questi mesi ci saremmo sicuramente posti domande del tipo “saranno tutte canzoni all'altezza dell'attesa?” oppure “ci saranno brani riempitivi?”. Dopo averli ascoltati, la mia risposta è no. Per un semplice motivo: a qualsiasi brano del disco non si rimane indifferenti, come invece capitava più spesso in “Stiff Upper Lip” con le fiacche “Damned” e “Come e get it”, che forse pochi di voi ricorderanno. Certo, ci sono brani meno efficaci e altri più coinvolgenti, ma ciascuno ha la sua particolarità, un fraseggio, un cambio di accordi, una speciale melodia vocale che lo rende unico. Questa è la vera grandezza del disco, il vero “tocco” che lo rende diverso dagli altri. Insieme Marco dello staff, siamo giunti alla conclusione che è probabilmente da “For those about to rock” che non si sentiva un album del genere. Complimenti quindi al produttore Brendan O'Brien. Quest'ultimo ha più volte dichiarato, in recenti interviste, di non voler re-inventare la band, ma di fare semplicemente un grande lavoro - “Mi mancavano gli AC/DC, volevo il ritorno della stessa band di sempre”. Direi che ci è pienamente riuscito, andando anche oltre, “osando” il giusto. "I'm really proud of the new album, one of the best yet. I hope you guys really like it" (trad. Sono molto orgoglioso del nuovo album, uno dei migliori. Spero che a voi ragazzi piaccia) è stato il messaggio che abbiamo ricevuto qualche mese fa da Brian. Aveva pienamente ragione e, almeno al sottoscritto, l'album è piaciuto parecchio. Buon ascolto!

Gabriele.
gabriele@acdc-italia.com


TRACKLIST:


1. Rock ’n' Roll Train
2. Skies On Fire
3. Big Jack
4. Anything Goes
5. War Machine
6. Smash N Grab
7. Spoilin’ For A Fight
8. Wheels
9. Decibel
10. Stormy May Day
11. She Likes Rock N Roll
12. Money Made
13. Rock N Roll Dream
14. Rocking All The Way
15. Black Ice




 

l
Top