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Versione Remaster (UK 2005) (CD)
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ALLO SPECIALE REMASTER |
VERSIONE
MONDIALE
Rilasciata
in Europa e Australia il 22 Settembre 1995, il 25
Settembre 1995 in USA.
Registrato a Los Angeles, USA.
Prodotto da Rick Rubin
Altro
degni di nota:
Phil
Rudd ritorna dopo 12 anni alla batteria,
dopo aver incontrato di nuovo la band nel
backstage di un concerto in Nuova Zelanda
al termine del 'The Razor's Edge Tour'.
Nel frattempo si era dedicato agli
elicotteri ed aveva abbandonato la
batteria a livello professionale.
1.
Hard As A Rock
2.
Cover You In Oil
3.
The Furor
4.
Boogie Man
5.
The Honey Roll
6.
Burnin' Alive
7.
Hail Caesar
8.
Love Bomb
9.
Caught With Your Pants Down
10.
Whiskey On The Rocks
11.
Ballbreaker
Tutte
le canzoni firmate (Young/Young)
Lineup
registrazione:
Angus
Young
- Chitarra
Malcolm
Young
- Chitarra
Phil
Rudd - Batteria
Cliff
Williams - Basso
Brian
Johnson - Voce
|
| CANZONI
PUBBLICATE COME SINGOLI |
-
Hard as a Rock
-
Hail
Caesar
-
Cover you in oil
|
Recensione
di Berry
Un
nome su tutti, che è quello di Rick Rubin: per
questo produttore di origine ebrea un passato come
DJ nei Beastie Boys, poi la sua dipartita come
membro del gruppo e la fondazione dell’etichetta
Def Jam insieme al compagno Russell Simmons. Tout
court, si può dire che Rubin si è spostato dalla
scena punk a quella dell’hip hop da strada,
contribuendo lui stesso in larga misura a far
crescere il fenomeno, campionando celebri pezzi
come “Walk This Way” dei Run-D.M.C.,
confezionando il suono dei primi pezzi di LL Cool
J ed altri artisti stradaioli.
A
Rubin va quindi anzitutto, il merito di aver
interpretato nella maniera più efficace e
“produttiva” (perdonatemi l’eufemismo) il
rap dei primi anni 80, per poi mettersi in proprio
con l’etichetta
Def American di Los Angeles e continuando a
riscuotere successo (e soldi).
Passano
gli anni e i Red Hot Chili Peppers
dell’album “Blood Sugar Sex Magic”,
nel 1991 si impongono al mondo intero per le
inconfondibili sonorità funky e giunti come sono
al loro apogeo creativo, ottengono il massimo
consenso del pubblico (e delle vendite). E
indovinate chi c’è alla produzione? Ma che
casualità! Alla produzione c’è il signor Rick
Rubin… Può bastare?
Verrà
il momento più avanti negli anni, in cui un
gruppo sconosciuto, tali AC/DC, dopo un breve tour
della durata complessiva di due anni per centinaia
di date, dopo circa vent’anni di carriera
passati fra un “High voltage” e un “Back in
Black”, si imporranno finalmente
all’attenzione di questo ormai facoltoso magnate
del disco.
Le
condizioni per fare bene ci sono: sembra ci sia la
stima reciproca fra le due parti,
un’approfondita conoscenza del mondo dello show
business e quindi delle esigenze del pubblico ed
infine la simpatia, questo mafioso sentimento.
Si lavora con calma al nuovo
album degli AC/DC che nel 1995, a ben un lustro di
distanza dall’ultimo lavoro di studio della band
australiana, vede la luce.
Prima
di descriverlo, meglio dire com’è andato:
confortanti i dati di vendita (1 milione di copie
vendute), lunghissimo il tour di promozione
intrapreso, azzeccatissima l’intera operazione
“Ballbreaker”.
L’album:
copertina e libretto con i testi sono interamente
disegnati con uno stile fumettistico dalla Marvel,
che fa un lavoro gradevole ed inedito per un album
degli AC/DC. Le illustrazioni sono colorate,
sofisticate ma soprattutto romaniche nello stile:
quella vicina al testo di “Hail Caesar” è in
bilico fra la demagogia di un Mussolini o proprio
di un Giulio Cesare, imperatore che esprime il suo
potere. Non credo che si tratti di scelte casuali,
conoscendo la tremenda ironia degli Young. Già
descrivendo la “Money Talks” del precedente
album, Angus si era infatti così espresso:
<<I
soldi rappresentano una specie di grande
spartiacque sociale. Nei posti dove abita la gente
normale (non in America, quindi) non è
necessariamente così; in Europa, per esempio, si
ritiene che uno nasca con la classe, mentre negli
USA pensano che la classe si possa comprare, come
uno smoking, il che spiega perché gli Americani
la classe neanche sappiano cosa sia: ecco così
che la canzone è una presa in giro di quelle
persone ricche ma rozze>>. Credo che per
“Hail Caesar” lo schema si ripeta, con la sola
differenza che questa volta chi viene preso in
giro sono i cesari del nostro tempo, i dittatori e
i demagoghi fasulli. Non si sottraggono da questa
analisi “The Furor” e “Boogie Man”, anche
se i testi sono meno espliciti e in esse si
possono trovare diversi significati, anche più
ingenui.
Il
resto dei testi e delle illustrazioni gira quasi
esclusivamente intorno ad argomenti sessuali o
all’alcool (“Whiskey on the Rocks”), fra le
rime baciate e i giochi di parole degli Young.
Il
sound: corposo come sempre, differisce dal quello
di “The Razors Edge” per un’impostazione
ancora più moderna (fa strano parlare di modernità
con gli AC/DC) che non penalizza le
caratteristiche originarie della band e si
esprime nella chiarezza dei suoni dei singoli
strumenti (non avevo mai goduto così tanto della
batteria di Phil in precedenza!). Dai
primordi qualcosa è cambiato, ma la classicità
del metallo pesante (come aveva scritto su un
quotidiano un giornalista proprio il giorno
precedente al concerto degli AC/DC a Torino nel
2001) è la medesima.
Le
canzoni: “Hard as a
Rock” si apre con
un basso pulsante che ricorda quello di “Live
Wire” ma a differenza di quest’ultima, è
immediato l’ingresso della Gibson di Angus e la
batteria di Phil, a cui poco dopo si unisce anche
la ritmica di Mal. “Hard as a Rock” suona che
è un piacere! “Cover
You in Oil” è
sulla stessa linea d’onda di “Hard as a
Rock”, basata su accumulo con ovvia esplosione
nel potente coro in cui viene più volte urlato il
titolo della canzone. “The
Furor” è rabbiosa
e come sempre fa leva sulla voce di un Brian che
si spreme fino all’ultima goccia. “Boogie
Man” è
probabilmente la più interessante soluzione di
tutto l’album, semplicissima nella sua
esecuzione di brano blues alla John Lee Hooker ed
evocativa di “scenari della New York by night”
specie all’inizio, quando Brian sussurra i
propri peccati immedesimandosi nella parte
dell’uomo nero. “The
Honey Roll” è
abbastanza lenta ed anche per questo simile ad
alcune canzoni del recente “Stiff
Upper Lip”.
“Burnin’
Alive” è
commovente nel suo grido di battaglia ed
ispiratissimi sono gli assolo di Angus. “Hail
Caesar” è una
delle migliori canzoni dell’album, non a caso
inclusa nella scaletta del tour di “Ballbreaker”.
“Love Bomb”
nell’attacco iniziale assomiglia alle recenti
“All
Screwed Up” e “Give
it Up”, ma a loro
differenza prende via via un andamento più
complesso. “Caught
Whith Your Pants Down”
stupisce per la sua rabbiosa velocità.
“Whiskey on
the Rocks” è una
bevuta selvaggia, di whiskey nella fattispecie. La
title track “Ballbreaker”
è pure una “canzone da concerto”, un
crescendo di emozioni per una durata di 4 minuti e
mezzo.
Conclusioni:
un buon album, che non ha deluso le aspettative di
noi, fan del pianeta AC/DC.
VOTO:
7