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Remaster CD
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ALLO SPECIALE REMASTER
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VERSIONE
MONDIALE
Rilasciata
in Europa nel Maggio del 1990, il 15
Ottobre 1984 in USA. Registrato agli
Albert Studios di Sydney, Australia.
Prodotto da Harry Vanda & George
Young.
Altro
degno di nota:
L'album
non è nient'altro che una raccolta dei brani
apparsi sui primi due LP Australiani 'HIGH
VOLTAGE' e 'DIRTY DEEDS DONE DIRT CHEAP'
(Jailbreak), mai rilasciati a livello internazionale.
1.
Jailbreak
2.
You ain't got a hold on me
3.
Show business
4.
Soul stripper
5.
Baby please don't go
Tutte
le canzoni firmate (Young/Young/Scott) tranne la traccia 5 (Joe
Williams)
Lineup
registrazione:
Angus
Young -
Chitarra
Malcolm
Young -
Chitarra
Peter
Clack (Traccia 5) - Batteria
Tony
Kerrante (Traccia 2-3-4) - Batteria
Phil
Rudd (Traccia 1) - Batteria
Mark
Evans
(Traccia 1) -
Basso
George
Young (Tracce 2-3-4-5) - Basso
Bon
Scott - Voce
|
| CANZONI
PUBBLICATE COME SINGOLI |
-
Jailbreak |
Recensione
di Gibson SG gibsonsg@acdc-italia.com
Nell’Ottobre
del 1984, la Atlantic Records, per festeggiare il
decimo anniversario degli ormai affermatissimi AC/DC,
manda alle stampe questo E.P. di 5 brani, tratti
dai primi due album della band, di pubblicazione
soltanto australiana. L’occasione
è ghiotta per i fans, che possono finalmente
reperire con facilità, brani abbastanza rari, e
mai ufficialmente pubblicati nel resto del mondo.
“’74
Jailbreak” infatti è una piccola raccolta di
“lost sessions”, brani dei primissimi periodi,
quando ancora la musica degli AC/DC, acerba,
cercava un territorio sulla quale stabilizzarsi,
ed il fatto che questi brani, fossero fino a quel
momento reperibili soltanto in Australia, rende
ancora più gradevole la pubblicazione di questo
album, che getta un po’ di luce sugli oscuri
inizi discografici degli AC/DC. Oscurità causata,
dalla confusione delle uscite dei primi dischi,
divise tra edizioni australiane ed europee,
raccolte e album con più copertine.
Da
questa confusione, deriva anche la ritardataria
pubblicazione americana nel 1981, di “Dirty
Deeds Done Dirt Cheap”
album uscito nel 1976. Il
brano di apertura, la stessa “Jailbreak”,
brano uscito originariamente nella versione
australiana di “Dirty Deeds…”, è un potente
Rock’n roll, sostenuto dal granitico riff di
Malcolm Young, vera pietra miliare nella lunga
lista di brani scritti dal “Riffmaker” della
band.
Tra
l’altro, molto divertente anche il videoclip
realizzato all’epoca per questo brano, con i
nostri, in versione guardie e ladri, e un Bon
Scott con tanto di catene, ovviamente nella parte
dell’evaso-detenuto. Con
il secondo brano, comincia la serie estratta dal
primissimo album, quel “High Voltage” che nel
Febbraio 1975, mostrò la carica di rock’n
boogie, martellante e ubriaco, di quella
primordiale formazione della Band, con Gorge Young
al basso e Tony Currenti (Kerrante?) alla
batteria.
Il
brano in questione è “You
ain’t got an hold on me”,
brano a mio avviso molto immaturo e “facilino”,
quasi pop, che dimostra il songwriting ancora
leggermente inesperto del giovanissimo gruppo. Da
segnalare però, è che questo è probabilmente
l’unico brano degli AC/DC, in cui Malcolm Young
esegue le parti soliste di chitarra, uno stile di
diverso da quello del fratellino, leggermente più
lineare, meno “rozzo”, ma comunque di identica
estrazione rock’n blues. Si
prosegue con “Show
Business”, che
altro non è che puro Rock’n Roll, gli AC/DC
infatti esordirono come “cover band” di brani
di Chuck Berry, Stones, Bo Diddley, e questo brano
è la dimostrazione di una lezione ben assorbita.
“Soul
Stripper” è
l’episodio dell’album più particolare, qui la
band dimostra già una certa personalità, il
brano è riflessivo, con un incedere molto
nervoso, leggermente cupo, a livello di
composizione ha un sapore particolare, una certa
solennità, che negli anni successivi
caratterizzerà certi brani e interi album.
In effetti questo brano
insieme a “Jailbreak”,
già contiene una vera identità AC/DC.
Dopo
l’omaggio al Rock’n’roll di “You ain’t
got a hold on me”, arriviamo ad un tributo vero
e proprio, e precisamente una cover di Joe
Williams, “Baby,
please don’t go”
classico dei classici del repertorio blues, qui
riproposto in una veste di rock-boogie
scoppiettante, incalzante, che dimostra ancora una
volta, il fortissimo attaccamento degli Young alle
radici più pure del Blues e del Rock’n Roll di
prima maniera.
Non
a caso secondo me, il brano occupa la prima
posizione nel primissimo album, forse si voleva
creare una sorta di iniziazione, un “battesimo
Rock’n Roll”, che aprisse la strada ad
un’intera carriera, ma con la benedizione
iniziale di un brano che
rappresenta le radici, la storia stessa di
questo genere, diciamo un biglietto da visita
firmato “the roots of rock’n roll”, tanto
per mettere le cose subito in chiaro.
Cosa
che gli AC/DC, hanno fatto fin da subito, con una
manciata di brani, del più puro Rock’n Roll, ma
con quella cosa che distingue i grandi dai
perdenti, la personalità, lo stile, il rispetto,
la sincerità, e soprattutto l’umiltà. “74
Jailbreak”, è stato un’episodio all’epoca
sicuramente molto gradito, uscito in un’epoca in
cui, senza internet , senza supporti
masterizzabili di grande qualità, permise ai fan
di tutto il mondo, di venire a conoscenza di quei
brani che hanno plasmato lo stile degli AC/DC,
senza dover ricorrere a (costosi) prodotti di
importazione. I saggi
dicono che per capire il presente, bisogna
conoscere il passato, e questo album descrive le
radici della musica degli AC/DC, i primordi di
un’assalto sonico, inarrestabile da ormai
trent’anni