La strumentazione di Angus Young

Una sezione a cura di Fil “Solodallas” – www.solodallas.net

Un po’ come la musica degli AC/DC, che mi ipnotizzò al primo ascolto (si trattava del LIVE “If You Want Blood, You’ve Got It” ed era, credo, il 1979), appena vidi per la prima volta le foto di Angus Young imbracciare la sua Gibson SG di allora, fu amore a prima vista. Un amore che ho continuato a coltivare per circa trent’anni (provando anche numerosissime altre marche e modelli di chitarra). Ma quella Gibson SG dei tardi anni ’60 non ha mai abbandonato il mio immaginario. Fino ad arrivare a possederne alcune, quando ho iniziato a potermelo permettere.

Foto: Gibson SG Standard del 1970. Sorprendentemente per molti, si tratta di un’annata molto apprezzata da Angus per le SG. Dopo approfondite immagini, noi di AC/DC Italia siamo arrivati a conclusione che la SG “thunders” (di cui parleremo poi), sia di questo stesso anno. Grazie a vecchi articoli di stampa internazionale e foto, siamo stati in grado di appurare che questa ed altre “prime” (e forse, più amate) chitarre di Angus siano state tutte di produzione primi anni ’70. Queste chitarre infatti – come la foto mostrata della chitarra in mio possesso – mostrano tutte la tipica “volute” (gobba) alla base della paletta, sul lato posteriore. Colore Walnut, come la prima chitarra di Angus, acquistata da lui, usata, proprio nel 1970.


Foto: 1967 Gibson SG Standard Il cambio di look e specifiche tra la versione a pickguard piccolo e questo esteso anche alla parte superiore del corpo, avviene circa tra il ’65 ed il ’66. In questo modello del ’67, identico ai modelli ’68 e primo periodo ’69, possiamo comunque notare alcune differenze dal modello mostrato sopra. Intanto, in corrispondenza delle spalle mancanti, si noti come sia più accentuata verso l’interno del corpo la scavatura. I Tone/Volume knobs sono del tipo early ’60s (e saranno gli “UFO” type a partire dal ’68). Il manico di questa ’67 è del tipo sottile, e con un attacco al corpo molto caratteristico.

Foto: Angus anni ’70 con una ‘70 Gibson SG Standard. Si tratterebbe qui della seconda Gibson SG Standard acquistata da Angus nel 1978. Cherry Red. Il 1978 è l’anno in cui Angus ritira dalle scene la sua prima ed amatissima SG, per usarla solo in studio.

PRECISAZIONE! (Grazie a Matteo V.)
Quella che Angus ha in mano può essere solo una ’70 perchè dal ’71 al ’73 le SG non avevano i segnatasti a trapezio come nella foto. Nel ’71 inoltre le SG sono completamente diverse, e dal ’72 in poi non hanno il battipenna largo.

Parliamone un po’, allora, se vi va. Perché credetemi che, per quanto si dica che il musicista è indipendente dallo strumento, ciò non è vero fino in fondo. Prima di andare avanti infatti, fate mente locale, e pensate a quante SG Angus ha accumulato negli anni, quando la prosperità è sopraggiunta: un paio di centinaia circa. Sapete perché? Perché uno strumento “magico”, influenza profondamente il musicista. Ed Angus e Malcolm, questo lo sanno bene.

Approfittiamo dunque dell’occasione per parlare un po’ degli strumenti di questi due chitarristi.

Stando ai suoi racconti, Angus ha iniziato la sua carriera musicale suonando quasi esclusivamente (a meno di improvvise rotture di corde nei suoi show dal vivo, dove avrebbe imbracciato la chitarra muletto a disposizione di entrambi) una Gibson SG del 1970, comprata usata. Che meravigliosa e fortunata combinazione per lui e per tutti noi. Si tratta di una delle tantissime variazioni di design (qualità e materali) occorse dalla sua prima introduzione, nel 1961.

La Gibson, a fine anni ’50, aveva infatti necessità di ravvivare le proprie vendite di chitarre a corpo solido, per contrastare la concorrenza agguerrita d’allora, la Fender Stratocaster. Il loro modello di punta si chiamava Les Paul (dal nome dell’endorser Lester Paulfish, un musicista dell’epoca), che aveva già subìto diverse modifiche a partire dalla sua introduzione nel 1952.

Potrà sembrare addirittura comico, ma il modello Les Paul cominciava a non attirare I chitarristi di quel periodo, tentati da altri modelli apparentemente più innovativi nell’aspetto e nell’ergonomia. Diciamo che – in retrospettiva – il fatto è certamente comico, quasi amaramente comico. Perché le Les Paul prodotte nel triennio 1958-1960 (conosciute come Les Paul Standard, con finitura “Sunburst”) sono oggi ritenute – correttamente a mio avviso – l’Holy Grail delle chitarre elettriche di tutti I tempi (Holy Grail = Sacro Graal). Si pensi che il valore di una Gibson Les Paul in buone condizioni – ed originale – di quel triennio oggi rischia una valutazione che parte dai 100 mila dollari statunitensi fino ad arrivare al mezzo milione di dollari, in funzione della condizione ed anche della sua storia. Ne sono state prodotte solo qualche migliaio e tra quelle, solo poche centinaia sono pervenute a noi oggi nelle condizioni che attirano a sè somme ingenti di denaro.

Comunque, al tempo non si sapeva ancora che quelle chitarre avrebbero semplicemente caratterizzato la storia del rock come lo conosciamo oggi, ed I chitarristi allora cercavano qualcosa di diverso (salvo poi iniziare una rivalutazione del modello classico Les Paul a partire dalla metà degli anni ’60 circa). Per rispondere a queste mutate esigenze dicevamo, Gibson introdusse allora un nuovo modello, con doppia spalla mancante, molto più leggera del modello precedente, auspicabilmente più accessibile sulla tastiera, più “veloce” al manico ed interamente in mogano. Era appunto il 1961, ed uscì il nuovo modello che oggi conosciamo come la Gibson SG. Inizialmente, anch’essa prese il nome dell’endorser usato precedentemente, Les Paul. Ma questi, si dice un giorno camminando ed occhiando una vetrina con una SG in esposizione, ne rimase così deluso dall’aspetto che chiese formalmente alla Gibson di rimuovere il proprio nome dalla paletta.

Concentriamoci quindi un po’ sul modello del 1961, Cherry Red, con tanto di sideways vibrola (la Gibson provava a fornire un sistema alternativo di leva vibrato per rendere la chitarra concorrenzialmente appetibile alla Stratocaster), perché è fatto certo che Angus abbia posseduto (e probabilmente possieda ancora) almeno una SG del ‘61/62.

Foto: Gibson SG Standard 1961/’62

Le uniche foto che ho visto di Angus con questo modello in versione originale con vibrola risalgono a questo show, tenutosi nel 1980 (data riportata su alcune foto). E’ importante sottolineare che Gibson ha poi reintrodotto un reissue di questo modello (a partire dal 1986), senza il sideways vibrola che si è rivelato essere davvero inutile ed addirittura, controporducente per la suonabilità ed affidabilità dello strumento.

La ’61 reissue è ancora in commercio tutt’oggi, con caratteristiche precise di manico, corpo e via dicendo. Sui reissue, va detto che la casa produttrice opera una scelta.

Le chitarre originali Gibson degli anni ’50 e ’60 difficilmente avevano infatti delle misure precise ed esatte ogni volta, soprattutto per I manici. Si trattava di strumenti praticamente artigianali. La scelta per I reissue viene condotta generalmente dopo osservazione di un certo numero di strumenti originali e vengono scelte delle misure medie. Oppure, si può operare prendendo un singolo modello a riferimento, copiandolo interamente.

Foto: Angus 1980 con SG modello 1961
(probabilmente, datata 1961 visto che la scritta Les Paul è ancora presente sul copritruss road).

Foto: Angus 1980, Gibson SG Standard 1961/’62

E’ opportuno aggiungere che, a partire dal 1980 in poi, quando la band iniziò ad avere un concreto successo commerciale e quindi I ricavi cominciarono a vedersi, evidentemente Angus inizia ad acquistare altre SG, come lui stesso ha affermato in varie interviste. A quei tempi le informazioni certo non erano disponibili come oggi per noi. Il giovane Angus pensava che la sua SG del ’70 fosse nulla di speciale. Una come tante altre. Solo dopo si rese conto, acquistandone e provandone moltissime, che la sua prima chitarra continuava ad essere qualcosa di particolare.

Ciò nonostante, non si fermò e continuò ad acquistarne diverse, intese probabilmente anche come chitarre di back up con cui suonare dal vivo (in tempi recenti in tour, fa tener pronte una decina circa di SG di cui parleremo in seguito).

E proprio a proposito di chitarre di back up (indispensabili per la rottura di una corda o per eccesso di sudorazione, frequentissimo con Angus) è possibile vederlo verso la fine degli anni ’70 (concerto “Let There Be Rock,” Parigi, 1979 al Pavillon, concerto inoltrato) con una SG Custom nera, nuovamente di produzione 70/71 (prima del cambio del design), con il pickguard bianco, non originale (la chitarra infatti ha solo due pickup, non tre come esce dalla fabbrica: evidentemente, poiché il terzo pickup – quello centrale – provoca numerosi fastidi durante l’esecuzione, esso è stato rimosso. E per non lasciare il foro aperto, un pickguard del modello standard, a soli due pickup, è stato applicato). .

Probabilmente Angus possiede due SG Custom. Una, sistemata a dovere, è quella a cui abbiamo appena fatto riferimento. L’altra potrebbe essere quella che appare nella foto presente sull’album “For those about to rock” che ha appunto 3 pickups. (Grazie a Matteo V.)

Negli anni immediatamente successivi, ovvero nei primi anni ’80, lo si rivede frequentemente con il modello del tardo anni ’60 (‘67/68/’69/’70) – di cui ne aveva probabilmente acquistate già un certo numero – ma si inizia a vedere verso la metà degli anni ’80 con numerose varianti tra cui, anche almeno una SG non Gibson (foto), ma costruita appositamente per lui da Jaydee Custom Guitars (http://www.jaydeecustomguitars.co.uk/angus_young.html) da cui I roadies del tempo iniziavano a portare le sue chitarre per revisioni frequenti (lo stile di Angus dal vivo mangiava e mangia lettralmente le chitarre tra sudorazione, performance fisiche e consumo di tasti). Dal sito si legge che Jaydee portò questa chitarra nel backstage di Donnington ’81 per mostrarla ad Angus che, entusiasta, la usò per tutto lo show.

Foto: Angus anni ’80 con una Jaydee Custom SG.

Jaydee Custom Guitars opera in realtà su diverse chitarre. E’ nota la modifica sostanziale che effettua su almeno una ’70, inserendo I famosi thunders in madreperla come segnatasti, al posto degli originali, probabilmente cambiando l’intero manico, ormai arrivato. Una chitarra con cui si vede Angus nelle recentissime foto scattate in occasione dell’ultimo album, Black Ice, probabilmente usata anche nelle registrazioni.

Foto: Un altra Gibson SG Standard di produzione primi anni ’70: questa potrebbe essere una di quelle ricostruite da Jaydee Guitars ed attualmente usata da Angus sia per parte delle registrazioni che per il live. Altra possibilità, potrebbe essere quella in cui Gibson ha ricostruito apposta per Angus, la sua prima e preferita chitarra, aggiungendo come era già accaduto, i segnatasti thunders.

A partire dal – probabilmente – 1986, anno di uscita della ’61 reissue, Angus fa un contratto di promozione con la Gibson, che forse gli chiede di suonare live con almeno una reissue ’61.

Gli anni 90 introducono un cambiamento abbastanza importante dal punto di vista della stabilizzazione degli strumenti usati dal vivo. Angus tende ormai a proteggere gli strumenti cui tiene di più per la registrazione degli album, ma tende anche ad una stabilizzazione e standardizzazione degli strumenti usati dal vivo, per questione d’immagine ed affidabilità. Inoltre, Angus ha capito ormai con precisione quali sono gli strumenti con cui si trova più a suo agio ed opera una selezione di strumenti vintage in suo possesso, a prescindere dall’annata di riferimento e con predilezione per i manici sottili. Compaiono infatti diverse SG, tra cui una nera riverniciata, presumibilmente del periodo 1961/1962 ed altre, possibilmente del periodo immediatamente successivo ’63/’65, con pickguard piccolo. Alla maggior parte di queste viene rimosso il sistema vibrola – sia che si tratti di sideways che Lyre Maestro, ad eccezione di una o due, databili intorno al ’64.

Foto: una reissue corrente del Custom Shop Gibson, replica di una SG del ’64.


Foto: Angus anni ’90: SG ‘64

Il motivo dell’eliminazione del sistema vibrola va probabilmente ricercato nel fatto che questi sistemi di vibrato erano – e sono – davvero poco funzionali ed introducono maggiore instabilità nell’intonazione, diminuendo anche il sustain (lo stopbar – entrando a fondo nel body – consente al corpo chitarra di vibrare in modo più compatto – meno parti – e quindi evitando le dispersioni d’energia, più a lungo).

Foto: una Gibson SG originale del 1964, con Lyre Maestro Vibrola rimossa (notare I fori) e con l’aggiunta di StopBar, probabilmente identica ad una di quelle di Angus in mio possesso.

Sempre durante gli anni ’80, addirittura proprio almeno nel 1980, Angus usa anche SG della metà anni ’70, dal vivo. E’ nota la performance di Back in Black del 1981 ove Angus usa una SG del 1979/80, come quella mostrata in foto, che differisce dai modelli prodotti a metà anni 70 solo per il posizionamento del jack femmina sul lato e non a fianco dei controlli, stessa cosa per selettore, che si trova sopra di essi. (Grazie a Matteo V.)

Foto: Angus anni ’80 con una SG Standard di produzione circa ‘74

Corde. Molta confusione gira in rete circa il gauge di corde usate da Angus. E’ invece fatto noto, dichiarato in almeno due interviste, che usi ed abbia usato prevalentemente .009/.042. Correntemente la marca è Ernie Ball. Difficile dire quale marca abbia usato nei decenni passati. La cosa abbastanza certa è che abbia sempre usato corde 009s, data la sua statura fisica e la dimensione delle mani. Ottenere un vibrato ed un tocco pari a quello di Angus, è già un’impresa cui occorrono anni di esercizio mirato e dedicato per un maschio di statura normale. Nel caso di Angus, di statura e corporatura davvero ridotte, pensare che si possa ottenere un tocco così energico con corde maggiori delle 009 è… quasi folle.

In ultimo, vorrei aggiungere delle considerazioni personali.

Dopo tanto aver suonato, investigato e provato chitarre ed amplificatori, vintage e nuovi, di moltissime marche, mi preme aggiungere che sono contrario alla mitizzazione degli strumenti in sé stessi, delle varie marche e del vintage in generale. Nel senso che, è facile per chi non abbia avuto la possibilità come l’ho avuta io di provare molte cose e leggerne molte altre, cadere nel trucco del pensiero negativo “senza quel tipo di chitarra e/o amplificatore, io non suonerò mai così”.

Falso. Terribilmente falso.

Sebbene io abbia detto palesemente all’inizio che strumenti magici (particolarmente riusciti: a volte, è il caso. Ottima combinazione di materiali, dal magnete che sia in alnico o meno, invecchiato in chissà quale maniera, da una partita di legno particolarmente buona, da un dato employee Gibson più bravo di altri o in una buona giornata, … ) facciano senza ombra di dubbio una differenza da un certo livello di sensibilità ed abilità personali in poi, deve assolutamente emergere il fatto che suonare uno strumento come la chitarra è un fatto legato prima di tutto alla propria abilità. Nel caso degli AC/DC e del rock and roll in genere, questo è intimamente legato al senso del tempo (timing), del groove personale (che questo sia una dote/talento innati o che siano stati conquistati nel tempo). Solo marginalmente le caratteristiche dello strumento possono essere collegate al risultato finale. Una marginalità senza dubbio importante, e che può determinare a sua volta momenti magici ed irripetibili perché stimolano in un dato istante il musicista in modo irripetibile (cosa accaduta per Angus Young in determinate occasioni, sia in studio che dal vivo).

Quindi, che la vostra chitarra sia proprio una SG, ed una SG Gibson (e non una copia) e che essa sia vintage o meno, non lasciatevi mai spaventare. Si può fare lo stesso, ed estremamente bene (sempre a patto che la chitarra in questione abbia un buona set up di partenza o che tale set up si possa comunque fare in seguito, riferendomi in particolare all’altezza delle corde lungo tutta la tastiera ed altre caratteristiche tipiche della “suonabilità” di una chitarra).
In particolare, devo aggiungere che dal punto di vista qualitativo queste famose SG vintage a volte mi hanno anche deluso. Sulle SG del tardo ’60 in particolare, la qualità delle finiture lascia molto a desiderare (particolari osservabili solo con lo strumento sott’occhio). La qualità dei legni e dei pick up non ha assolutamente nulla di fenomenale. Certo che, l’invecchiamento di 40 anni (e più, per certi strumenti) fa la sua parte. Questa forse deve essere la caratteristica più affascinante degli strumenti vintage: l’invecchiamento. Alcuni strumenti infatti invecchiano proprio come il vino: alcuni bene, altri meno. Quelli che invecchiano “bene”, possono essere considerati quelli in cui tutte le parti tendono a diventare tutt’uno con lo strumento. Vibrano assieme, all’unisono, quando lo strumento viene percosso. La chitarra in questo modo assume un timbro sì riconoscibile, ma del tutto unico. Si prova una particolare piacevolezza nell’imbracciare certi strumenti vintage, perché i legni sono ormai bel levigati e caldi e via dicendo.

Ho provato anche nuovi strumenti della Gibson, nuove SG del custom shop per esempio, così come la Angus Young Signature, e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Addirittura, le finiture ed i materiali sembrano in alcuni casi anche esser superiore a certo vintage.

Bisogna imparare a scegliere, a distinguere, a saper valutare e soprattutto, prima di tutto, bisogna sempre cercare di prendere la musica sul serio, qualunque genere musicale. Suonare musica non è mai stato e non sarà mai una cosa “facile”. Se si vuole imparare a suonare, bisogna mettere il massimo impegno per farlo all massimo delle proprie possibilità. Proprio come gli AC/DC.

Sono certo che Angus Young sia pervenuto esattamente allo stesso risultato negli anni e per questo, ho voluto sottolinearlo in queste mie poche righe.

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