Album – Stiff Upper Lip

   

Rilasciato in Europa il 25 Febbraio 2000, il 28 Febbraio 2000 in Germania, UK e Australia, il 29 Febbraio 2000 in USA, l’8 Marzo 2000 in Giappone. Registrato a Vancouver, Canada presso i Warehouse Studios. Prodotto da George Young.

Altro degno di nota:
Nella recording session di ‘Stiff upper lip’ sono state registrate in totale 17 canzoni. 12 appaiono sull’album, mentre un inedito, ‘CYBERSPACE’, è pubblicato nel singolo di ‘SAFE IN NEW YORK CITY’. Le altre canzoni, non ancora pubblicate sono: ‘RAVE ON’ , ‘LET IT GO’, ‘WHISTLE BLOWER’ e ‘THE COCK CROWS’.

  1. Stiff upper lip
  2. Meltdown
  3. House of jazz
  4. Hold me back
  5. Safe in New York City
  6. Can’t stand still
  7. Can’t stop rock and roll
  8. Satellite blues
  9. Damned
  10. Come and get it
  11. All screwed up
  12. Give it up
VERSIONE TOUR EDITION 2CD
EUROPA/AUSTRALIA

Rilasciata in Autralia l’ 8 Gennaio 2001 e in Europa il 5 Giugno 2001. Registrato a Vancouver, Canada presso i Warehouse Studios. Prodotto da George Young. Tracce live registrate a Madrid, Spagna, il 10 Luglio 1996.

CD 1
  • Stessa tracklist della versione mondiale
CD 2
  1. Cyberspace Inedito
  2. Let there be rock (Live)
  3. Whole lotta Rosie (Live)
  4. Back in black (Live)
  5. Hard as a Rock (Live)
  6. Ballbreaker (Live)
  7. Stiff upper lip Video
  8. Safe in New York city Video
  9. Satellite blues Video
  10. Extra – Fotografie promozionali

L’edizione Tour Edition 2CD è stata rilasciata in Australia, con etichetta Albert, mentre in Europa con etichetta Elektra. Tra le due non ci sono differenze a livello grafico e audio. Tutte le canzoni dall’album firmate (Young/Young)

Lineup registrazione:

Angus Young - Chitarra
Malcolm Young - Chitarra
Phil Rudd - Batteria
Cliff Williams - Basso
Brian Johnson - Voce

CANZONI PUBBLICATE COME SINGOLI
- Stiff Upper Lip
- Satellite Blues
- Safe in New York City
Contiene l’inedito ‘Cyberspace’

Recensione – di Pierluigi ‘Jonna’ Coletta

Dopo cinque anni di lunga attesa dopo “Ballbreaker” gli AC/DC ritornano, con le loro chitarre graffianti e il loro sanguigno Rock’n’roll che ti fa muovere il culo (e non solo) sin dal primo ascolto. In quanto fan esagitato (chi mi conosce lo sa bene!) della band di Angus Young, cercherò di essere il più obiettivo possibile. Come sempre imperniato di blues e groove dalla prima all’ultima nota, è il songwriting dei nostri che stupisce: intendiamoci, tecnicamente non c’è niente di nuovo, ma l’elaborazione dei riff e l’intreccio delle melodie è molto ricercato, soprattutto nella title track e in “All screwed up”, dove troviamo un bridge strepitoso che ricorda vagamente certe cose dei Van Halen(!).

Il blues incredibilmente aggressivo, lento e sofferto travolge su “Meltdown” e “The house of jazz” mentre il Rock’n’boogie di “Hold me back” e “Can’t stand still” dove Angus e Malcolm Young mescolano le loro chitarre in un ensemble molto armonioso e sornione, ha una carica festosa e, se mi si passa il termine, ”casinaiola”. A 53 anni suonati all’epoca, la voce di Brian Johnson è in gran forma, nonostante le non esaltanti performances degli ultimi gig; imitato da molti (Udo Dirkschneider su tutti!), la sua timbrica al vetriolo è travolgente, con la sezione ritmica di Phil Rudd e Cliff Williams che viaggia come un rullo compressore.

Infuocata la quinta traccia “Safe in New York city” un up tempo con dei riff caldissimi, come anche la divertente “Give it up” posta in chiusura del disco. “You can’t stop Rock’n’roll” è l’inno con cui la band vuole ribadire il loro attaccamento alla nostra musica preferita, un mid tempo monolitico che ci introduce al capolavoro del disco: “Satellite Blues”! Sarebbe potuta essere l’undicesima traccia di “Back in Black”! Erano vent’anni che non scrivevano un pezzo così! Dopo questo mio ultimo eccitamento, torniamo su lidi più obiettivi e dico subito che non ci troviamo davanti ad un capolavoro, ne tanto meno davanti ad un prodotto originale: del resto cosa potremmo pretendere di diverso dalla più grande Hard Rock band di tutti i tempi? E sinceramente chi vorrebbe un sound diverso da loro? Un grande ritorno, a parte due tracce non proprio esaltanti quali “Damned” e “Come and get it”, che comunque non intaccano la qualità di questo entusiasmante capitolo dei cinque Bad Boys Boogie!!! L’Headbanging e i piedini che si muovono a tempo sono pregati di aprire le danze!!!

AC/DC Rules
Pierluigi “JONNA” Coletta