Carling Apollo 2003

Un concerto degli AC/DC è sempre un evento speciale. Se poi pensiamo che la locazione del concerto è stato il mitico Hammersmith Odeon di Londra e che la prevendita del concerto, possibile solo via internet, è stata da Guinness dei Primati (4.000 biglietti venduti in soli 4 minuti!), il concerto aveva tutti i presupposti per essere addirittura un evento Leggendario! L’Hammersmith Odeon, ribattezzato Carling Apollo (dove la band ha suonato parecchie volte dal 1976 al 1982) per festeggiare la riapertura hanno invitato “La più Grande Rock Band di tutti i tempi”, come diceva l’Organizzazione, (ed io non posso che essere d’accordo al 100%!). Il Carling Apollo è stato ristrutturato e migliorato dal punto di vista della capacità visto che con la rimozione delle sedie, si è passati dai precedenti 2.300 posti a più di 4.000, diventando di fatto la più grande venue per concerti live di Londra.

L’appuntamento era fissato per le 10 di mattina di Martedì 21 Ottobre 2003, per il ritiro dei biglietti e dei bracciali di riconoscimento per il concerto (Nero per i posti in piedi e rosso per i posti a sedere). Io arrivai alle 10:30 e c’era già una fila di qualche centinaio di persone. Attesi quasi due ore prima di riuscire ad entrare, ma nonostante la fredda mattinata londinese, l’attesa passò abbastanza in fretta, grazie al grande entusiasmo che mi accompagnava ed alla conoscenza del simpatico Berry (del Forum di AC/DC ITALIA) ed il suo amico, venuti apposta da Gorizia.

Inoltre ho conosciuto il mio amico Norvegese (che ho incontrato per la prima volta dopo 2 anni di scambio email), il quale ha avuto la fortuna di vedere il giorno prima il soundcheck insieme ad altri 30 fortunati fans, 20 dei quali vincitori del concorso indetto dalla Carling. Mi ha detto che hanno proposto 7 canzoni tra cui “If you Want Blood”, “Gone Shootin’” e “What Next To The Moon”, praticamente un mini-concerto. Angus indossava i Jeans! (in futuro vi proporremo qualche foto).

Mi accorsi subito che c’era gente che proveniva da ogni parte d’Europa apposta per l’Evento: Tedeschi, Francesi, Spagnoli, Scandinavi, Italiani ed ovviamente Inglesi. Il pubblico era molto vario e colorito, c’erano dai ventenni ai cinquantenni, dai manager in giacca e cravatta a quelli con il giubbotto di pelle e 1000 toppe degli AC/DC.Per ricevere i biglietti bisognava mostrare l’email di conferma spedito dalla Carling ed un documento di riconoscenza.

Mi diedero 2 bracciali rossi, cioè posti in piedi… non restava che attendere.Dopo un giro in centro a Londra, tornai al Carling Apollo intorno alle 18:00, c’erano gia alcune centinaia di persone tutte tranquillamente in fila, senza fare i furbi rispettando i posti (incredibile per noi Italiani!). Alle 19 in punto si aprono le porte ed uno alla volta veniamo controllati dalla security che per nostra fortuna permettono l’accesso a macchine fotografiche.

Set list:

  1. Hell Ain’t A Bad Place To Be
  2.  Back in Black
  3.  Stiff Upper Lip
  4.  Dirty Deeds Done Dirt Cheap
  5.  Thunderstruck
  6.  Rock N Roll Damnation
  7.  Hard As A Rock
  8.  The Jack
  9.  Hell Bells
  10.  If You Want Blood
  11.  You Shook Me All Night Long
  12.  TNT
  13.  Whole Lotta Rosie
  14.  Let There Be Rock
  15.  Highway to Hell
  16.  For Those About To Rock

Il Carling Apollo è un teatro ben ristrutturato con un ampio spazio per il pubblico in piedi ed un galleria con parecchi posti a sedere (che ricorda i vecchi cinema) dove addirittura ci sono per ogni posto i binocoli per vedere meglio (solo per 50 cents). Alle 19:30 salgono sul palco per circa 30 minuti gli “Hundred Reasons”.Incredibilmente fino a circa 15 minuti dall’inizio del concerto il teatro è semivuoto anche perché la maggior parte degli spettatori sono a far rifornimento ai 3 bar all’interno.

L’attesa è febbrile, il pubblico comincia a scaldarsi acclamando a gran voce “Angus…Angus…Angus”, sono le 20:30 e non ci stò più nella pelle…ma devo attendere ancora 5 interminabili minuti…adesso il Carling Apollo è pieno all’inverosimile…le luci si spengono all’improvviso ed i nostri eroi salgono sul palco accolti da un boato attaccando subito “Hell Ain’t A Bad Place To Be”, Angus, in completo nero, fa il solito gesto con le corna, il volume è altissimo.

Brian Johnson saluta subito il pubblico dicendo “E’ bello tornare a casa”. La seconda canzone è “Back In Black”, ed è già il delirio!! Brian stecca e si perde al primo ritornello…la band continua a suonare fino al chorus “Well I’m back in black, yes I’m back in black” Brian prima fa finta di niente e poi va verso il pubblico che canta in coro quasi per far credere che l’ ha fatto a posta per far cantare i fans. (Divertentissimo!)

Brian alla file di “Back in Black” scherzosamente dice “Facciamo che quanto faccio qualche cazzata, ci pensate voi a cantare, ok?” e poi, “la prossima canzone e tratta dall’ultimo album e si chiama Stiff Upper Lip” ed Angus parte subito con il riff, ovviamente sparata molto più veloce rispetto alla versione in studio…
Si continua con un altro classico “Dirty Deeds Done Dirt Cheap” ed Angus continua imperterrito ad annichilire il pubblico con le sue movenze, Brian spesso lo affianca e continua ad incitare il pubblico.Dopo un brevissimo assolo, Angus scarica il riff inconfondibile di “Thundestruck” che anche i sassi conoscono, il pubblico batte le mani e salta a ritmo. Arriva uno dei momenti clou della serata…”Rock N’ Roll Damnation”! Bellissima canzone che purtroppo risulterà l’unico estratto dallo stupendo “Powerage” (il mio album preferito). I magnifici 5 ci danno dentro di brutto e la propongono in maniera egregia. Poi “Hard As A Rock” e “The Jack” dove Brian scappa dietro al palco per qualche minuto, ma nessun problema ci pensa l’onni-presente Angus ad intrattenere il pubblico con il suo mitico spogliarello mentre tutto il coro di viene eseguito dal pubblico.

Le luci si spengono, scende la famosa campana e tutti sanno che è il momento di “Hells Bells”, infatti partono i rintocchi… Brian sembra che aspetti il momento di aggrapparsi alla corda penzolante ma la campana si ferma troppo in alto (che balle sti tecnici…) .Non importa, parte il riff ed i brividi mi accompagnano per tutta la canzone. Brian in grande spolvero! Vicino a me ci sono un ragazzo sui 18-20 che sorride compiaciuto per tutto il concerto, e con lui c’è il padre (almeno credo) che sarà sulla cinquantina ed è spassosissimo, applaude, muove la testa e canta ogni singolo testo, specialmente dei pezzi più datati. Ce n’erano molte di persone così all’Hammersmith quella sera, magari alcuni di loro addirittura si trovavano lì vent’anni prima. Immagino l’emozione che abbiano potuto provare quella sera, hanno visto il mondo cambiare ma gli AC/DC sono ancora quelli di sempre, intenti a regalarci un’altra serata da ricordare per lungo tempo! Ora arriva il momento topico della serata, “If You Want Blood” dall’Highway To Hell album, suonata con un energia e un coinvolgimento incredibile, il pubblico salta, applaude, non sta più nella pelle. Già la versione in studio era ottima, ma quella proposta all’Hammersmith è stata una cosa micidiale! (Dopo il concerto ho conosciuto un tipo che li ha visti in tutti e 3 i concerti con gli Stones a Giugno ed anche lui mi ha confessato che If you want blood non era mai stata eseguita così bene!) “Whole Lotta Rosie” viene sparata alla velocità della luce, il pubblico canta ogni singola parola del testo, anche questo uno dei momenti più esaltanti del concerto. Non ricordo una versione così veloce da anni! Durante “Let There Be Rock” (immensa!) Angus va dietro il palco sopra alla batteria per fare il suo grandioso assolo.

Alla fine Brian dice il solito “See ya, good night”… ma nessuno ci crede. Hanno suonato 90 minuti di fila. Passano 2 minuti ed i nostri eroi ritornano sul palco… “Highway To Hell” è l’apoteosi!
Tutti si aspettano qualche chicca, invece parte il riff di “For Those About To Rock” ed appaiono 2 cannoni sopra ai marshall. L’ennesima canzone suonata da Dio… che però purtroppo segna la fine del concerto… “We Salute you Hammersmith” grida Brian. Il pubblico in delirio tributa il giusto saluto ai leggendari AC/DC e continua ad applaudire e richiamare il gruppo sul palco, ma è davvero l’ultima canzone.

Alla fine, nonostante uno splendido concerto, sono rimasto leggermente deluso di non aver sentito canzoni come “Gone Shootin’” (che aspettavo da tanto), “What Next To The Moon” o “Rn’R Ain’t Noise Pollution”. Solo il giorno dopo ho saputo che fino all’ultimo il concerto era in forse perché Brian era malato ed il giorno prima era andato in ospedale. Nonostante il parere contrario del medico, Brian hanno deciso di cantare… è l’ha fatto in modo grintoso e strascinante come solo lui sa fare! Tutto ciò mi ha permesso di apprezzare ancora di più (…anche se non ce n’era bisogno) la grandezza degli AC/DC.

E’ stato qualcosa di incredibile vedere una band come gli AC/DC darci dentro come matti, non risparmiarsi nemmeno un istante, e soprattutto calarsi in una realtà come quella di suonare in un teatro da soli 4.000 posti facendolo in modo naturale, nonostante siano abituati a stare davanti ad un pubblico anche 100 volte superiore. Questo si chiama professionalità ed amore per il Rock!

What A Great Fuckin’ Day For Rock N’ Roll!

Altra recensione del concerto + foto | by Berry